Compostaggio a Sassinoro. "Acque potrebbero essere a rischio"

Il comitato civico Rispetto e Tutela del territorio ha presentato la relazione di un geologo

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Sassinoro.  

A Sassinoro la più importante delle risorse potrebbe trasformarsi in un pericoloso veicolo d'inquinamento. L'acqua di cui quella terra è così ricca potrebbe essere a rischio.
“Siamo seriamente preoccupati” dichiara Nicola Zacchino, presidente del Comitato Civico Rispetto e Tutela del territorio che prosegue nella sua battaglia contro la realizzazione dell'impianto di compostaggio da 22mila tonnellate annue che dovrebbe sorgere a Sassinoro, nel Sannio.

Una struttura contro la quale si sono schierati enti territoriali e cittadini che oggi hanno presentato una nuova documentazione. Una relazione idrogeologica curata dal geologo Irene Savino secondo la quale, per la conformazione del territorio, l'impianto potrebbe inquinare fortemente le falde acquifere.

“La struttura che sta per sorgere nell'area Pip di contrada Pianelle sorge su terreni attraversati dalle acque che provengono dalla zona montana – sintetizza la geologa Savino che ha curato l'indagine -. Una zona costituita da terreni sabbiosi e argillosi che la falda attraversa, tanto da affiorare chiaramente nel periodo invernale, diventando visibile subito dopo le piogge, come è chiaro proprio dagli scavi realizzati dalla stessa struttura. Una zona che dista solo 250 metri dal fiume Tammaro, dove queste acque si riversano, per andare poi ad alimentare l'invaso della diga di Campolattaro. L'attività che sta per sorgere potrebbe causare l'inquinamento di quelle acque”.

Non solo. Tra le altre ragioni a sostegno del fronte del no l'alto rischio sismico della zona. “In caso di terremoto – spiega ancora la geologa – potrebbe verificarsi un disastro ambientale”.
Un'ipotesi che il comitato vuole scongiurare ad ogni costo. “Promettono un impianto impermeabile ma come si fa ad escludere l'interazione con l'ambiente esterno? - Si chiede Zacchino – E' difficile pensare che l'acqua che scorre proprio sotto il capannone non venga compromessa dall'attività di un impianto da 22mila tonnellate annue. Non siamo contrari alla struttura che riguarda il ciclo di rifiuti ma siamo preoccupati dalla pericolosità che può generare quel sito di stoccaggio”.
La relazione presentata sarà presentata in Procura a corredo di esposti già presentati prosegue Zacchino. “Se questo capannone ha la sfortuna di stare su una falda freatica qualcuno dovrà pur prendersi la responsabilità del danno che potrebbe derivare”.

C'è attesa, poi, per la visita del Ministro dell'Ambiente Sergio Costa che sarà a Benevento e a Pietraroja l'11 febbraio per la valorizzazione del fossile di “Ciro - Scipionix Samniticus”. “In ogni caso – conclude Zacchino – abbiamo già avviato un percorso interessando il Ministero”.