Indicate da molti come il simbolo numero uno degli sprechi e dunque dei tagli da operare, le Province ad oggi non sono state soppresse (solo una legge costituzionale può farlo) né vengono messe in condizione di operare al meglio. La scelta del legislatore nazionale, chiaramente non formalizzata, appare quella di lasciarle morire per asfissia serrando giorno dopo giorno i rubinetti dei trasferimenti.
Si va avanti dunque con il balletto delle responsabilità che vede il governo centrale rimandare a un successivo provvedimento definitivo di chiusura che dovrebbe essere preceduto da un riordino temporaneo. Fase quest'ultima che dovrebbe (la reiterazione del condizionale è inevitabile) avere nelle Regioni un attore protagonista se non altro per il ridisegno delle funzioni da assegnare agli enti provinciali “dead walking”.
In un simile contesto, cosa sta accadendo in Campania? L'amministrazione guidata da Stefano Caldoro ha scelto anche in questo campo, come in tutti quelli ritenuti scomodi alla vigilia della tornata elettorale, di non scegliere, rinviando ad altri momenti i provvedimenti strutturali. Pannicelli caldi come quello varato lo scorso 8 maggio dalla Giunta campana e pubblicato oggi sul Bollettino ufficiale: la indicazione delle funzioni da attribuire alle Province dovrà essere preceduta da una approfondita procedura di screening che vedrà coinvolti anche gli stessi enti candidati alla soppressione.
Lo prevede la delibera numero 267 licenziata per l'otto maggio su istruttoria dell'Ufficio per il federalismo di Palazzo Santa Lucia. “La complessità della materia oggetto del riordino – si legge nel provvedimento - la quale presuppone una preliminare attività ricognitiva della situazione organizzativa e finanziaria degli enti interessati ed una puntuale ricognizione delle funzioni conferite ed esercitate anche al fine della necessaria adozione da parte delle Regioni di una iniziativa legislativa per il riordino delle funzioni, richiede approfondimenti e contributi da parte degli enti interessati, delle associazioni rappresentative e delle organizzazioni sindacali. La Giunta regionale della Campania ha approvato, previa consultazione dell’Osservatorio Regionale per l’attuazione della legge n. 56/2014, un progetto di legge di princìpi in materia di riordino delle funzioni degli enti di area vasta in grado di dare stabilità al sistema delle autonomie e di garantire maggiore efficacia nell'erogazione dei servizi, nel quadro di una più incisiva riforma dell’organizzazione territoriale. Nelle more dell’approvazione del suddetto progetto di legge – prosegue la delibera - la strategia istituzionale intrapresa dalla Regione dovrà essere accompagnata da efficaci sedi di concertazione, anche tecnica, per l’attuazione della transizione connessa al riordino delle funzioni e alla riorganizzazione dell’attività lavorativa dei dipendenti pubblici interessati. E' opportuno che l'intero processo di riordino delle funzioni assicuri la continuità delle attività già utilmente svolte dal personale degli enti di area vasta e sia accompagnato da procedure di confronto e di coinvolgimento costanti anche a livello territoriale, con l'obiettivo della piena attuazione della tutela dei livelli occupazionali rilevati, al fine di concludere il processo di riallocazione del personale provinciale senza necessità di attuare quanto previsto dal comma 428, art. 1 della legge 190 del 2014. A tal fine – conclude quindi l'atto della Giunta Caldoro - la Regione Campania intende definire una procedura concertativa che riguardi ANCI, UPI, Unione Piccoli Comuni, la Città Metropolitana di Napoli, le Province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno e le organizzazioni sindacali, confederali e di categoria, maggiormente rappresentative nel comparto, a mezzo stipula di protocollo d'intesa”.
E dunque, con una espressione tipicamente locale si può chiosare: le Province non muoiono ma “male campano”...
Paolo Bocchino
