"Chi ha ucciso mia figlia si sieda su questa panchina..."

Panchina rossa contro le violenze sulle donne al rione Libertà in ricordo di Miriam e Raffaella

chi ha ucciso mia figlia si sieda su questa panchina
Benevento.  

“La giustizia è solo quella divina. A chi ha ucciso mia figlia dico di sedersi su questa panchina, sotto la statua di Padre Pio. Si faccia un'esame di coscienza. Non so come ha trascorso questi 25 anni, non so come può portare questo peso”. Sono le parole dramamtiche, rotte dalle lacrime della signora Rosa, madre di Miriam Castelluzzo, uccisa a Benevento 25 anni fa. La giovane, che lavorava in una gelateria, nel novembre del 1995 morì al rummo dopo ore di agonia. Una morte ancora senza un colpevole, dopo l'assoluzione in primo e secondo grado dell'unico indagato dell'epoca.

Questa mattina a Benevento, nel piazzale antistante alla chiesa dell'Addolorata, al Rione Libertà, in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, è stata installata una panchina rossa: un simbolo per dire no alla violenza sulle donne. Panchina intitolata proprio a Miriam Castelluzzo e a Raffaella Ranauro, uccisa nel 2013, in strada, proprio al Rione Libertà, dal marito che poi si suicidò con la stessa arma. Due storie tragiche accadute a Benevento. Questa mattina dinanzi alla chiesa dell'addolorata c'erano i genitori di Miriam e i giovani figli di Raffaella.

“Avevo appena 18 anni, ero concentrata sulla scuola e non avevo avuto nessun campanello di allarme. Nulla di nulla. Non ho avuto nessun segnale per capire cosa stesse accadendo”, ha spiegato la figlia di Raffaella.

Sulla panchina rossa inaugurata oggi dal sindaco Clemente Mastella alla presenza dei vertici delle forze dell'ordine, di assessori, consiglieri comunali e associazioni con in capo la Consulta delle donne, una targa con il numero nazionale antiviolenza, il 1522. Panchina disegnata in collaborazione con alcuni dipendenti del comune di Benevento e dalla signora Giulia Lashchuk. Un 'appoggio' non solo come strumento di ricordo e riflessione, ma anche come punto di informazione.

Nell'area dell'Addolorata anche uno striscione della Curva Sud contro la violenza sulle donne: “L'amore non è violenza...” lo slogan.

“Una forma di oppressione alle donne che deve essere assolutamente eliminata dalla nostra 'cultura' e dalla vita quotidiana”. Questo il monito del sindaco di Benevento cLemente Mastella che ha poi richiamato l'attenzione su uno stereotipo sbagliatissimo: “ In passato dinanzi ad una violenza sessuale purtroppo spesso si sentiva dire: era consenziente. Non esiste il consenso in questi casi. C'è sempre una schiavizzazione delle donne vittime. Servono norme dure e repressive contro questi farabutti”.

“Conoscevo Miriam da piccola, scorrazzava in questa zona sempre con i suoi pattini, era un'immagine sempre nel mio cuore. Basta con questa violenza. Servono pene più severe”, ha invece ricordato Patrizia Callaro, consigliera delegata alle Pari Opportunità del Comune di Benevento.

“Negli ultimi tre anni abbiamo accolto e seguito 40 anni di donne vittime di violenza, vari tipi di violenza”, ha invece commentato Alda Parrella, presidente Exit Strategy di San Giorgio del Sannio che ha poi rimarcato: “Il cambiamento culturale è molto lento, fondamentale oggi è educare i nostri figli. Le mamme sono vittime di violenza anche da parte dei figli e non solo dai mariti”.

Presente all'inaugurazione della panchina anche Sara Furno, presidente della Consulta delle donne di Benevento: “E' una questione di educazione. Le nostre azioni quotidiane devono fare in modo che questa cultura maschilista venga sconfitta”.