Taburno nell'Unesco? Sarebbe geniale, come la docg per i vini

Un riconoscimento che non solo darebbe valore alla montagna, ma la proteggerebbe

taburno nell unesco sarebbe geniale come la docg per i vini
Benevento.  

Il Parco del Taburno che diventa Geoparco Unesco: sarebbe un giusto riconoscimento per un'area magnifica che andrebbe valorizzata e che restituirebbe dignità e prestigio a un luogo mortificato negli anni. Sì, perché si potrebbe quasi fare un parallelo tra il vino (peraltro fortemente legato proprio al Taburno nel Sannio) e Taburno stesso: per anni si è accettato di far da terreno di coltura di vini da taglio, non autoctoni, favorendo altre zone per poi scoprire grazie a qualche mente illuminata che il vino del Taburno, l'aglianico come la falanghina, è buono, tanto, e può splendere di luce propria. 
Così il Taburno: montagna ricca di fauna, di scorci magnifici (si pensi alle grotte, al panorama che si gode dalla vetta, alla sentieristica, agli eremi e ai santuari) è stata per anni una montagna mortificata, reputata buona non già per un turismo qualificato e “da accompagnare”, ma buona soltanto per la braciata di ferragosto che ha portato più danni che altro. 
Per fortuna anche in questo caso sembra che sia arrivato il punto di svolta, inserendo un'area naturale dal valore enorme in un circuito che non darà solo prestigio (non è un richiamo all'Unesco che porta come una bacchetta magica turisti e sviluppo) ma soprattutto protezione, salvaguardia, e capacità di valorizzazione e sviluppo sostenibile del territorio: esattamente ciò che servirebbe. 
Ne gioverebbe tutta l'area: i comuni, l'Ente Parco, le strutture presenti in zona, i produttori che hanno preservato la loro eccellenza difendendo tradizioni e perfezionandola. Insomma: un'idea ottima, da seguire, da accompagnare e da portare avanti uniti, senza stupide e deleterie divisioni.