L'omicidio di don Carlo, il quartiere e la droga: Benevento ricorda il sacerdote

Il nipote Francesco Marra: "Usciva anche di notte dalla chiesa per andare ad aiutare quei giovani"

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Benevento.  

“Sono convinto che zio anche di notte usciva dalla chiesa per andare a parlare con i giovani che proprio alle nostre spalle purtroppo facevano uso di droga. Erano anni bui per un fenomeno che era purtroppo esploso da poco. Zio Carlo nella sua missione pastorale voleva essere al fianco delle persone in difficoltà”.
Un ricordo vivo e vivido quello di Francesco Marra, nipote di don Carlo Lombardi, parroco della chiesa di Santa Maria della Verità, al rione Triggio di Benevento, barbaramente ucciso all’interno della casa canonica. Un omicidio per il quale furono poi indagate tre persone, che all'epoca “venne vissuto drammaticamente da tutta la comunità di Benevento e il Sannio intero” ricorda Francesco, figlio della sorella di don Carlo, che questa mattina con il fratello Acrisio ed il nipote Carlo, hanno raggiunto la chiesa 'incastonata' nello splendido Teatro Romano per accogliere gli studenti dell'Istituto Guacci che con Antonio Iermano dell'associazione Libera hanno deposto dei fiori alla base della lapide dove sono conservate le spoglie di don Carlo Lombardi, “da sempre vicino agli ultimi. Le sue giornate – ricorda ancora Francesco – le dedicava interamente alla sua missione pastorale: essere al fianco degli ultimi, visitava gli ammalati, le persone sole”.

C'erano poi quei giovani caduti nel tunnel della droga, all'epoca cocaina ed eroina. In quel quartiere ai margini di una città in rapida espansione, c'erano tanti giovani che andavano aiutati. Mio zio lo faceva sicuramente, anche di notte. Un quartiere difficile e di spaccio che oggi invece vuole ricordare il suo parroco, zio Carlo, come una persona che ha fatto del bene a tutti”.

Alla famiglia di don Carlo i giovani studenti del Guacci – del presidio “don Peppe Diana” - hanno voluto donare una pergamena e delle frasi da loro scelte per ricordare il sacerdote che pagò la sua missione pastorale e civile al servizio dei più fragili di quella comunità dove il malessere e il disagio sfidavano la quotidianità delle famiglie.

Questa sera nella chiesa di Santa Maria della Verità, oggi retta da don Marco Capaldo - l’arcivescovo Felice Accrocca celebrerà una santa messa di suffragio. Subito dopo  il sindaco Clemente Mastella insieme a tanti cittadini e rappresentanti di associazioni e movimenti, scoprirà la targa di intitolazione della piazzetta antistante la chiesa al compianto sacerdote.
“Alcuni anni fa c'è stata una spinta da parte dei cittadini del quartiere, proprio grazie all'impegno di don Marco Capaldo, di raccogliere delle firme per intitolare la piazza in memoria di zio Carlo”.

Anni difficili quelli in cui si inquadra l'omicidio del parroco della storica chiesa beneventana. Era il 1982, lo stesso nel quale, il 27 aprile, un altro omicidio per mano delle Brigate Rosse, tolse la vita all'assessore regionale al lavoro, Raffaele Delcogliano e al suo amico e autista Aldo Iermano. Anni difficili, ricorda Antonio Iermano, esponente di Libera, che nell'82 perse il papà Aldo: “Gli anni '80 sono stati duri anche per la nostra comunità. Don Carlo ucciso nella sua chiesa, poi Delcogliano e il mio papà. Resta importantissimo interloquire con i giovani. Il mio percorso in questo senso è cominciato dopo 34 anni dall'attentato. Poi dal 2016 ho deciso di seguire i giovani grazie all'associazione Libera”.

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