"Mia madre è entrata in Pronto Soccorso camminando è uscita in sedia a rotelle"

Il caso della paziente che ha trascorso 10 giorni al PS di Benevento

mia madre e entrata in pronto soccorso camminando e uscita in sedia a rotelle
Benevento.  

Il caso della paziente che ha trascorso nove giorni in pronto soccorso al San Pio di Benevento continua a far discutere.
A rimarcare la situazione Gaudenzio Di Mella, referente gruppo territoriale M5S Alto Tammaro, che evidenzia "la denuncia pubblica di Alessandro Delli Veneri (figlio della paziente ed ex vice sindaco del Comune di Morcone) sul Pronto Soccorso dell’Ospedale San Pio di Benevento mette in luce criticità gravi e strutturali che il Sannio subisce da anni, frutto di scelte regionali e nazionali sbagliate, che hanno progressivamente impoverito la sanità pubblica". La riflessione prende le mosse dalle parole di Delli Veneri che scrive

"Mi trovo costretto a riproporre l’argomento, in quanto la risposta della dottoressa Morgante risulta essere, paradossalmente, più inquietante della situazione stessa. Si vuol far passare per normale una situazione che ha quasi dell’assurdo. Partiamo dalla fine: mamma oggi è tornata a casa.
Purtroppo, nonostante ciò che pensa la dottoressa Morgante, il ricovero su una barella per quasi dieci giorni di una paziente oncologica con altre importanti comorbilità ha portato al risultato che mamma sia entrata in pronto soccorso camminando e ne sia uscita in sedia a rotelle, azzerando così quasi totalmente dieci mesi di percorso di riabilitazione.
Ma siccome nella risposta ai Sindaci si parla del pronto soccorso del San Pio come di un luogo quasi fiabesco, è il caso di raccontare, nello specifico, anche qualche episodio. Ai pazienti viene fornito il pasto in una busta, in piatti sigillati con cellophane che sono risultati difficili da aprire anche per me e, spesso, non c’è alcun operatore che aiuti i pazienti. Molto spesso ho dovuto aiutare io stesso alcuni pazienti vicini a mangiare.
Solo in alcuni turni e con alcuni operatori sanitari la degenza è decente; in altri turni i pazienti non vengono aiutati né a mangiare né nell’igiene personale (nonostante i solleciti dei familiari), restando sporchi fino al turno successivo (se è quello buono!).
Non sempre c’è attenzione nella distribuzione dei pasti, tant’è che mia madre per due giorni è rimasta senza pranzo e, solo dopo una nostra richiesta (per errore una volta rivolta a un medico la quale, con fare stizzito, ha risposto che non era di sua competenza), è stato recuperato soltanto il primo piatto… Mamma ci ha poi raccontato di non aver mai ricevuto la colazione, ma a quell’ora noi non siamo mai entrati e quindi non ho prove di questo. Ci sono alcuni operatori che sembrano entrare in servizio con lo specifico obiettivo di litigare con i familiari dei pazienti. A me, ad esempio, è capitato che, mentre mi trovavo a circa due metri dalla reception del triage, un’operatrice, impegnata a parlare con un familiare, si sia rivolta con fare aggressivo dicendomi: “Vi ho detto che dovete aspettare”. Le risposi che non avevo chiesto nulla e lei replicò: “Ah, avevo capito che mi avevate chiamato”. Probabilmente anche questo è frutto dell’esasperazione del personale, costretto a lavorare in un ambiente pessimo. Potrei raccontare decine di episodi e situazioni che si vivono in quel pronto soccorso, ma mi fermo qui. Qualcuno mi ha proposto di denunciare la cosa, ma ritengo che appesantirei inutilmente anche l’attività del tribunale. Preferisco che di queste cose si parli e si cerchi una soluzione. Per rendersi conto di tutto ciò, basterebbe passare mezz’ora nel pronto soccorso, ma probabilmente si preferisce leggere le carte e assicurarsi “il rispetto delle procedure organizzative”. Se quanto raccontato fosse falso, mi aspetterei una querela per diffamazione: solo a quel punto potrei appesantire l’attività del tribunale portando a testimoniare migliaia di persone sullo stato vergognoso in cui versa il pronto soccorso del San Pio di Benevento. Concludo con una citazione di De André: “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti".

E dunque il gruppo Alto Tammaro spiega "Il San Pio paga anni di scelte sbagliate. A questo si aggiunge una responsabilità pesantissima del governo nazionale, che continua a operare quello che definiamo un vero e proprio golpe sociale: si tolgono risorse alla sanità pubblica, già allo stremo, per dirottarle verso il riarmo, le spese militari e le guerre, mentre ospedali come il San Pio non riescono a garantire dignità e assistenza ai pazienti più fragili.
Nel Sannio una paziente entra in ospedale camminando ed esce dopo dieci giorni in sedia a rotelle: questo non è un incidente, ma il risultato diretto di anni di definanziamento della salute.
Le condizioni denunciate non nascono oggi, ma sono l’eredità di politiche che hanno considerato la sanità un costo e non un diritto. L’attuale governo regionale, a guida Movimento 5 Stelle, in carica da appena dieci giorni, ha già esposto le sue linee di azione a favore del ripristino dei diritti delle popolazioni delle zone interne, ad iniziare da quello alla salute. Ma ciò non potrà ottenersi se non vi sarà anche un nuovo protagonismo dal basso, delle istituzioni e dei cittadini.
Il Movimento 5 Stelle G.T. Alto Tammaro (prov. Benevento) propone un incontro pubblico istituzionale, con Regione Campania, Direzione del San Pio, Sindaci, lavoratori della sanità e cittadini, per individuare soluzioni concrete, risorse vere e tempi certi.
Basta normalizzare l’emergenza. Basta tagli alla sanità per finanziare la guerra. La salute ed i diritti prima di tutto".