Capaci: Benevento ricorda le vittime della mafia

L'appello di Libera: “La memoria deve diventare responsabilità quotidiana”

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Benevento.  

Un momento di raccoglimento, ma soprattutto un richiamo concreto all’impegno civile e alla lotta contro le mafie che oggi hanno cambiato volto. A Benevento, nella giornata dedicata al ricordo della strage di Capaci, istituzioni, associazioni e cittadini si sono ritrovati per commemorare il sacrificio del giudice Giovanni Falcone, della magistrata Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Antonino Montinaro e Rocco Di Cillo.

Nel corso della cerimonia, promossa anche da Libera, è stato sottolineato come il ricordo del 1992 non possa ridursi a un rito formale. “La memoria non deve essere vuota o sedativa, utile solo a mettersi a posto con la coscienza – è stato ribadito – ma deve essere coniugata con la responsabilità”. Maria Rosaria Ricci, referente di Libera, ha ricordato come la stagione delle stragi abbia rappresentato uno spartiacque per il Paese: “Il 1992 ha sconvolto completamente gli equilibri della nostra società. È stato un momento di risveglio nella lotta alle mafie, coinciso anche con la stagione di Tangentopoli, che purtroppo non è mai davvero finita”.

Dopo l’omaggio ai magistrati, il corteo si è spostato davanti alla Questura per ricordare gli uomini della scorta morti insieme a Falcone. Un gesto simbolico per sottolineare il valore di chi ogni giorno serve lo Stato in prima linea contro la criminalità organizzata.

Il tema centrale dell’iniziativa è stato però quello delle nuove mafie. “Oggi le mafie non sparano e non fanno più stragi come negli anni Novanta – ha spiegato Ricci – ma sono profondamente inserite nel tessuto economico, sociale e finanziario del Paese. Sono colluse con la politica e si mimetizzano nella società”. Da qui l’invito a considerare la memoria come “un esercizio quotidiano di responsabilità e di impegno contro la corruzione, il malaffare e le mafie”.

Nel suo intervento, Ricci ha acceso i riflettori anche sulla realtà sannita, definendo Benevento “una falsa città tranquilla”. “Non lo diciamo noi di Libera – ha precisato – ma i dati della DIA e i fatti di cronaca. Non siamo paragonabili ad altre realtà della Campania, ma il territorio va preservato dalle infiltrazioni criminali”. Un riferimento anche ai cambiamenti provocati dalle recenti normative di contrasto alla criminalità, con il rischio di spostamento delle piazze di spaccio e delle attività illegali verso aree considerate più periferiche o meno esposte. “Bisogna tenere sempre alta la guardia ed essere sentinelle del territorio”, ha concluso.

Sulla stessa linea anche il presidente del Tribunale di Benevento, Michele Russo, che ha richiamato il valore della partecipazione collettiva nella difesa della legalità. “Dobbiamo ricordare alle nuove generazioni, ma anche a noi stessi, che la memoria va praticata ogni giorno. La società civile è maggioranza rispetto a una criminalità che resta una minoranza organizzata. Troppo spesso chi combatte in prima linea viene lasciato solo, e di questo siamo responsabili tutti, a ogni livello”.

Russo ha poi espresso vicinanza a magistrati, forze dell’ordine e operatori dello Stato che “rischiano la vita ogni giorno facendo semplicemente il proprio dovere”, richiamando il valore dell’etica nell’applicazione della legge.

Particolarmente sentito anche l’intervento del questore Giovanni Leuci, che in Sicilia ha operato per diverso tempo, e ha ricordato come lì la commemorazione della strage di Capaci rappresenti un appuntamento profondamente radicato nella coscienza collettiva. “In Sicilia questa giornata è fondamentale – ha spiegato – tra cerimonie istituzionali e iniziative dedicate alla memoria. Per questo la manifestazione di Benevento assume un significato ancora più importante”.

A distanza di oltre trent’anni dalla strage di Capaci, il messaggio emerso dalla giornata beneventana è chiaro: la lotta alle mafie non può fermarsi, perché le organizzazioni criminali continuano a trasformarsi, infiltrandosi nei circuiti economici e sociali del Paese. E la memoria, per essere autentica, deve tradursi ogni giorno in partecipazione, vigilanza e responsabilità collettiva.