«Non quello che sarà domani, ma quello che è già stato ieri». È da questa domanda che l’oncologo Antonio Marfella invita a partire per comprendere ciò che è accaduto ad Airola.
Mentre nell’area industriale si continua a lavorare per spegnere gli ultimi focolai dell’incendio divampato il 31 agosto, la comunità si ritrova in piazza.
Centinaia di cittadini si sono riuniti nel chiostro del Comune di Airola per manifestare rabbia, preoccupazione e chiedere risposte sul futuro del territorio.
Lo slogan della mobilitazione è «Basta bruciare il nostro futuro». Un corteo annunciato con ritrovo in piazza Caduti di Nassiriya, la piazza Mercato, con un dress code tutto nero, mascherine obbligatorie, striscioni, manifesti funebri per un territorio ferito a morte.
Marfella: «La domanda è cosa è già accaduto»
L’intervento di Antonio Marfella, con l'elmetto "perchè - spiega - siamo in guerra", sposta subito il discorso oltre l’emergenza dell’incendio.
L’oncologo richiama una storia ambientale che, a suo giudizio, riguarda la Campania da decenni. Una storia fatta di rifiuti, siti di stoccaggio, discariche e gestione dei rifiuti speciali che, secondo Marfella, non può essere affrontata soltanto dopo che si verifica un disastro.
Marfella richiama i dati epidemiologici: un'aspettativa di vita più bassa, infertilità, aumento dell’incidenza delle patologie cronico-degenerative e dei tumori nei territori esposti a fattori ambientali di rischio.
E lancia l’allarme sulla possibile presenza di materiali pericolosi nei siti di stoccaggio, citando in particolare l’amianto.
Controllare il territorio anche con i droni
Per Marfella la difesa dell’ambiente deve partire dalla conoscenza e dal controllo del territorio.
Da qui l’appello a utilizzare maggiormente i droni per individuare depositi abusivi e accumuli di rifiuti prima che possano trasformarsi in nuovi roghi.
Per l’oncologo anche i cittadini di Airola e del Sannio dovrebbero dotarsi di strumenti per il monitoraggio del territorio visto l'aumento dei casi. «La terra dei fuochi – conclude – si sta spostando qui».
Cittadini e comitati: «Il Comune non ha fatto nulla»
Alla manifestazione le testimonianze di numerosi comitati di Airola e dei centri vicini. Domenico Forgione, vicepresidente del Comitato Salute Ambiente, nato nel 2021 dopo un altro incendio ad Airola, sottolinea che l’area interessata dall’incendio era sottoposta a sequestro preventivo e che i rifiuti erano presenti sul territorio dal 2022. Secondo il vicepresidente del comitato, in questi anni il Comune non avrebbe adottato i provvedimenti necessari per prevenire una situazione di questo tipo.
Il riferimento è alle mancanza di ordinanze, sopralluoghi, controlli e verifica dei presidi antincendio.
Il vicepresidente del Comitato Salute Ambiente ricorda inoltre che già nel 2021 erano state avanzate precise richieste all’amministrazione, poi recepite in una delibera del 2022. «Il Comune di Airola ha fatto zero», è l’accusa di Forgione, che al termine del suo intervento arriva a chiedere le dimissioni del sindaco.
La voce dei giovani: «Abbiamo paura del nostro futuro»
Presenza centrale alla manifestazione anche quella dei giovani. Tra loro Martina Caccavale, attivista e rappresentante di una generazione che teme di non poter costruire il proprio futuro nella Valle Caudina. «Siamo tanti giovani della Valle Caudina che hanno deciso di unirsi e di manifestare per far sentire la nostra voce», racconta.
Il tema centrale è quello delle risposte che, secondo i manifestanti, ancora mancano. «È inaccettabile – afferma -. Vogliamo risposte, vogliamo capire di chi è la colpa, vogliamo capire come è possibile che in passato non sia stato fatto nulla e chiediamo la bonifica del territorio».
La piazza chiede risposte oltre l’emergenza
Non soltanto la rabbia per le fiamme e per il fumo che ha avvolto il territorio, ma la paura per ciò che potrebbe rimanere dopo l’incendio. E soprattutto il timore che, una volta spenti gli ultimi focolai, l’emergenza venga considerata conclusa.
Per i cittadini, invece, è proprio da quel momento che dovrebbe iniziare una nuova fase: controlli, monitoraggi, trasparenza sui risultati, verifiche sull’area interessata dal rogo e un piano per la sicurezza ambientale del territorio.
Nel chiostro del Comune, tra striscioni, manifesti e mascherine, la protesta ha assunto così il volto di una comunità che non vuole rassegnarsi.
