C'è chi frena, chi accelera e chi sta fermo: non potete trattarci così

Benevento. Pensieri in libertà

c e chi frena chi accelera e chi sta fermo non potete trattarci cosi
Benevento.  

C'è chi frena, chi accelera e chi se ne sta fermo: perchè continuate a trattarci così? E' l'interrogativo che si staglia sullo sfondo di un'estate che nella nostra provincia è stata scandita da numerosi episodi che hanno conquistato la ribalta delle cronache. Lasciando da parte i due drammi familiari registrati nel giro di sedici giorni tra Pastene di Sant'Angelo e Cupolo ed Apice, il riferimento è ai fatti di violenza e all'emergenza ambientale scatenata dall'incendio di Airola.

Andiamo con ordine. Qualche giorno fa la Prefettura ha rilasciato una velina con i numeri relativi ai reati, restituendo un bilancio complessivamente positivo. Il problema è che al di là dei dati, elaborati dalle forze dell'ordine e molto spesso sconosciuti all'opinione pubblica per l'assenza di comunicazioni che dovrebbero essere ispirate dall'interesse pubblico, ciò che conta è la percezione della sicurezza da parte delle persone. Un'implicazione che vale per tutto il Paese, anche per il Sannio, e che diventa fondamentale. Alla quale si obietta sostenendo che i cittadini sono suggestionati dai titoli dei giornali e dalle fogne social. In molti casi magari è così, come risultato di una tendenza ad assimilare a tutti costi il nostro territorio a quelli vicini.

Non è così, grazie al cielo. Perchè, a differenza di Napoli e Caserta, Benevento non ha per fortuna mai avuto organizzazioni criminali in qualche modo paragonabili a quelle che hanno infestato, ed infestano le province limitrofe. Clan feroci ed aggressivi, capaci non solo di imporre tangenti e di riciclarne i proventi nell'usura e nello spaccio di stupefacenti, come è capitato anche da noi, ma di pervadere ed inquinare l'amministrazione pubblica, condizionandola pesantemente nella gestione degli appalti. Ammesso che lo sia stata, Benevento non è una cosiddetta isola felice da oltre 30 anni.

Un lasso di tempo nel corso del quale non sono mancati fenomeni criminosi anche molto gravi, non espressione però di una unica 'regia'. I gruppi che se ne sono resi responsabili sono stati bloccati nel loro pericoloso attivismo dal lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, e questo spiega come mai il rischio più grande, che si corre da tempo e contro il quale bisogna tenere sempre alta l'attenzione, è quello delle infiltrazioni camorristiche di delinquenti a caccia di nuovo ossigeno.

E veniamo al rogo di Airola, che Ottopagine ha raccontato nel'immediatezza, non ex post, ricostruendo una storia fatta di sequestri e di circa cinque anni di amministrazione giudiziaria dell'impianto, dei tentativi di rimuovere una massa enorme di immondizia, del contratto di fitto di un ramo d'azienda non ancora 'effettivo'. Una situazione che richiedeva un livello decisionale che evidentemente non è stato così rapido come era necessario. Un quadro nel quale si inserisce la comprensibile e legittima indignazione della gente, la paura del futuro, delle conseguenze di quella orrenda nube, rispetto al quale sono del tutto fuori luogo, invece, i protagonismi, certi improvvisati e falsi capipopolo che fanno ridere.

E poi c'è il ruolo della politica, che non è quello dell'enunciazione dei problemi attraverso post, veline e pseudo interviste, ma dell'indicazione delle soluzioni. Il resto è solo 'fare ammuina', in attesa che, come la nube, il polverone sollevato si abbassi. Lasciandoci il solito spettacolo di mediocrità ed ignavia. Per questo, per favore, non continuate a trattarci come fate da sempre.