Migliaia e migliaia di alberi spezzati dalla furia dell'acqua del Calore straripato in più punti quella drammatica notte del 15 ottobre. Detriti ammassati lungo le sponde e rischio esondazione ancora più alta rispetto ad ottobre. A distanza di mesi nulla è stato fatto – ad eccezione della ricostruzione di pochi metri di argine nella zona di Ponte Valentino – lungo i fiumi devastati dall'alluvione. La vegetazione abbandonante e rigogliosa che fino a qualche mese fa ricopriva le sponde del Calore, del Tammaro e di centinaia di torrenti e valloni è ancora all'interno dei fiumi. Un pericolo costante che certamente, in caso di forti piogge, potrebbe contribuire nuovamente all'innalzamento incontrollato del livello dell'acqua. È il grido di allarme che si innalza dalle zone già colpite duramente dalla catastrofica alluvione. Prima di ottobre gli alberi erano forti e vivi per resistere ad una normale piena. Oggi, invece, i tronchi potrebbero pericolosamente ostruire i corsi d'acqua già pieni di detriti (pietre e inerti) scesi a valle ad ottobre. Tutti aspettano i fondi. Speriamo solo che non arrivino tardi...
