Fusione delle Camere commercio, la sfida delle aree interne

Incontro tra i presidenti degli Enti di Avellino e Benevento in vista dell'accorpamento

Benevento.  

La strada è tracciata, ossia quella della fusione, e non si torna indietro. Ma le Camere di Commercio di Avellino e Benevento possono giocare d'anticipo sul Governo e deliberare autonomamente l'accorpamento, con una maggioranza dei 2/3 nei rispettivi consigli. Il vertice tra i presidenti degli enti irpino e sannita, al quale i dipendenti in assemblea avevano chiesto di poter partecipare, serve a sgomberare il campo dalle voci di corridoio. Non c'è al momento l'ipotesi di una ulteriore unione con Salerno, la cui situazione di cassa non sarebbe particolarmente rosea, né verranno chiuse le sedi sul territorio. Infondata anche l'indiscrezione su un taglio dei dipendenti: “La preoccupazione era in riferimento a voci nazionali su possibile taglio lineare contenuto nella riforma – dichiara il presidente dell'ente camerale irpino - ma si tratta di una cosa non vera e che non accadrà”.
Anzi, ribatte Capone, rispetto alla media nazionale ottimale, il rapporto dipendenti/imprese della nascente Camera sarà dimezzato, quindi semmai occorrerebbe più personale; in ogni caso, entro il prossimo triennio il 15% del personale dell'organo di Avellino andrà in pensione. Benevento e Avellino provano insomma ad essere artefici del proprio destino anziché subirlo, nei modi che saranno disciplinati da Roma. Ma, garantisce Antonio Campese, il processo non si risolverà in uno scontro tra campanili: “Nessun territorio uscirà depauperato – afferma il presidente beneventano – ci sarà una necessaria razionalizzazione delle spese, ma le nostre storie raccontano che da questa opportunità può nascere la migliore Camera di Commercio della Campania”.

redazione