Lucio Lonardo non ci sta e, dopo il sequestro da parte della Forestale del capannone di contrada Olivola, dove erano stati depositati i rifiuti solidi urbani alluvionati, scrive una lunga lettere al presidente del Consiglio dei Ministri, al presidente della Giunta regionale e al commissario straordinario per l'emergenza alluvione che ha colpito il Sannio lo scorso 15 ottobre. Il presidente dell'Asia, ribadisce più volte che l'azienda, peraltro pesantemente danneggiata dalla stessa alluvione, dopo l'ordinanza del sindaco aveva stoccato i rifiuti all'interno del capannone poi sequestrato. “L'unica colpa dell'Asia – spiega Lonardo – è quella di essersi rialzata dopo poche ore dal catastrofico evento che ha distrutto parte dei mezzi e delle strutture di via Ponticelli”. Il presidente della società per la gestione dei rifiuti in house al Comune non usa mezzi termine per allertare il Commissario Grimaldi. “L'Asia, alla luce del sequestro non potrà più continuare ad effettuare la raccolta del materiale alluvionato”. E ricorda: “Allo stato, nella sola Città capoluogo, ci sono circa 25.000 m.c. di rifiuto che in nessun modo può essere inviato alle piattaforme per il riciclo né tantomeno allo STIR e sempre a 5 mesi siamo ancora a chiederci se ad esso possa essere attribuito il codice 200399, considerandolo come assimilabile a rifiuto urbano”. In altre realtà colpite dalla stessa calamità i rifiuti alluvionati sono stati classificati come solidi urbani e queindi sono stati smaltiti attraverso la tradizionale “trafila”. E conclude: “La Città aspetta, non so ancora per quanto tempo fiduciosa, ma aspetta…. deluderla sarebbe una palese violazione dell’undicesimo comandamento...”
