Sabariani, il recupero degli affreschi per ora è un bluff

Non c'è traccia dell'accordo annunciato dal Comune con l'Università Suor Orsola Benincasa

Benevento.  

Quegli affreschi, lasciati ad ammuffire in una botola in piazza Sabariani non possono scomparire. È come se a sbiadire in maniera lenta ma inesorabile, fosse l'identità stessa di Benevento e dei suoi abitanti. Il pregio artistico di quelle pitture del IX secolo è fuori discussione: una traccia unica della cultura longobarda del capoluogo sannita, che si ricollega direttamente ai reperti nell'ipogeo della Cattedrale e alla chiesa di Santa Sofia, patrimonio dell'UNESCO.

Bisogna fare presto, ma occorre agire anche con serietà. Il Comune di Benevento annunciò lo scorso 16 febbraio che sarebbe stata l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ad occuparsi – a costo zero – di uno studio preliminare sugli affreschi. Dell'accordo non c'è traccia, l'ateneo partenopeo di corso Vittorio Emanuele non ne sa nulla, il professor Federico Marazzi è stato effettivamente nella cripta e sta realizzando una ricostruzione in 3d dell'ambiente, ma nell'ambito di un proprio progetto di ricerca che nulla c'entra con la missione di “salvare i Sabariani”, come recita lo slogan di una petizione sul sito change.org, che si appresta a raggiungere le mille sottoscrizioni.

Insomma, pur essendoci la disponibilità informale del Suor Orsola a collaborare, se accordo deve esserci occorre mettere le cose nero su bianco. E comunque non si sarebbe risolto granché, perché poi servirà reperire una cifra che si aggira intorno agli 80mila per finanziare – sotto l'egida della Soprintendenza – il consolidamento e il restauro degli 80mq della cripta di San Marco ai Sabariani. “Il problema principale sono le infiltrazioni d'acqua piovana – spiega il restauratore della Soprintendenza beneventana, Italo Mustone – perché la chiusura in cemento non è riuscita ad isolare l'ambiente; in più vi sono tracce di microfilamenti di piante che stanno sollevando le pareti degli affreschi”.

Gran parte del colore è già perso, chiosa amaramente Mustone. Bisogna allora davvero “fare presto”, per salvare le tracce di quella cultura che ha consentito a Benevento di entrare nel patrimonio dell'umanità. Perché, se scompare quel patrimonio, scompariamo un po' anche noi. 

Carus