Sanità, rapporto 2016: dati sconfortanti

L'allarme lanciato da Antonio Pagliuca Uil Flp Sannio

In aumento nel 2015 a ritmi molto sostenuti i costi relativi agli acquisti di beni e servizi..

Benevento.  

 

“Ancora una volta siamo costretti a leggere i dati sconfortanti sulla sanità in Italia, soprattutto se rapportati con gli altri paesi Europei. Essi dimostrano come il gap, in particolare con Germania e Francia, stia aumentando sempre di più.  In poche parole, in nome del risparmio a tutti i costi, per colpa delle “allegre” gestioni negli anni passati, a rimetterci sono stati i lavoratori e cittadini”, lo dichiara Antonio Pagliuca, segretario responsabile della Uil Fpl sannita, dopo la lettura del Rapporto 2016 di coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti. 

“A fronte di una riduzione di 2.352 milioni di euro, quale contributo del settore sanitario alla manovra di finanza pubblica a carico delle regioni, come previsto dalla Legge di stabilità 2015 e definito dall’Intesa del 26 febbraio 2015, si registrano sul fronte della spesa sanitaria nel 2015 rispetto al 2014, perdite di circa 1 miliardo (contro gli 870 milioni del 2014).

Vorremmo ricordare come l’andamento decrescente registrato negli ultimi anni dei costi del personale  (delle aziende sanitarie, delle aziende ospedaliere, delle aziende Ospedaliere Universitarie, degli IRCCS pubblici), passati da 34,8 miliardi a poco più di 34,6 miliardi, con una flessione di mezzo punto percentuale, è stato raggiunto soprattutto attraverso il blocco del turn over negli anni passati e il mancato rinnovo dei contratti. In aumento nel 2015 a ritmi molto sostenuti i costi relativi agli acquisti di beni e servizi (acquisti di beni, manutenzioni, altri servizi sanitari e non, godimento di beni di terzi, servizi appaltati spese amministrative), che raggiungono i 32 miliardi (+5 per cento rispetto all’anno 2014).

Più volte la Uil Fpl  ha denunciato le storture del decreto legge n.78 del 2015, nel quale non sono stati ben focalizzati, a nostro avviso, i reali punti dove intervenire; questo, attraverso una rinegoziazione dei contratti, ha generato conseguenze negative che si sono ripercosse soprattutto sui lavoratori attraverso la riduzione dell’orario di lavoro, contratti di solidarietà, casse integrazioni, sino alla perdita di posti di lavoro, producendo indirettamente un aumento dei costi per lo Stato attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Confrontandoci con gli altri Stati Europei si constata un marcato divario."