di Alessandro Fallarino
Dimenticate da tutti, tranne che dalle agenzie immobiliari per gli affari di vendita. Deturpate, “stuprate”, abbandonate, trasformate in discariche, senza Adsl, senza fogne, senza pubblica illuminazione, con tante strade rotte e impercorribili e, forse la cosa più grave, con opere pubbliche (strade, capannoni e progetti) mai completate. Le contrade che circondano Benevento versano, quasi tutte, in uno stato pietoso. Ed ora, alla vigilia delle elezioni, diventano il centro del mondo politico. Il “Foro romano” o come più comunemente definito il “Forum Magnum” della vita politica e sociale. Tre mesi, quelli della campagna elettorale, durante i quali la periferia di Benevento viene coperta da fasti e promesse. Una condizione inaccettabile, tanto ridicola quanto purtroppo reale. Tutti, con comunicati stampa, “scampagnate” e comizi presso abitazioni o attività commerciali e artigianali cercano un voto tra le migliaia di persone che risiedono nelle campagne. Zone bellissime, immerse nel verde che “guardano” la Dormiente del Sannio o che danno le spalle a quel promontorio che sembra una “signora addormentata”.
Tutti ascoltano, tutti stanno a guardare. I comitati di quartiere scompaiono all'improvviso con l'avvio della campagna elettorale. Vengono sballottati a destra o a sinistra. Riempiti di promesse o semplicemente svuotati dei propri componenti con candidature più o meno programmate.
Ma tanti cittadini residenti nelle contrade non ci stanno. Non vogliono abbassare la testa dinanzi alle solite promesse. Strade nuove, fogne, illuminazione, Adsl...
Sono da poco trascorse le 8 di ieri. In redazione squilla il telefono. “Sono Antonio, abito nella periferia ovest di Benevento. Dovete scrivere – spiega al giornalista che risponde – che da un mese ormai la mia zona è diventata un crocevia di candidati e di promesse. Basta. Io non voterò più. Troppe delusioni – spiega ancora -. Tanta l'amarezza nelle parole di Antonio. Tanta, purtroppo, la realtà espressa nei suoi concetti.
Basti pensare che chi ha ereditato un pezzetto di terreno dai propri genitori o dagli amati nonni e decide di voler costruire una casa, investire la sua eredità, si trova a dover pagare migliaia e migliaia di euro in nome degli “Oneri di urbanizzazione”. Vuoi fare una casa? Bene, al Comune devi pagare una sorta di tassa in base ai metri cubi per favorire l'espansione urbana della città. O meglio per allacciarti alle fogne e per permettere al Comune di effettuare, progettare fogne e servizi per i suoi cittadini. Tutto normale. Tranne che per il fatto che nel 60 percento dei casi, i cittadini non vedranno realizzato un bel niente. Nessun servizio, nessun palo per l'illuminazione, nessuna fogna e nessun giardino pubblico. Ed è a questo punto che il meccanismo si inceppa. Che corolla la fiducia negli amministratori. Ma ora, però, è tempo di elezioni e quei pali, quelle fogne e quei giardini che delimitano strade asfaltate e borghi campestri riappaiono quasi come un miraggio nel deserto, o un sogno che svanisce dietro un'urna elettorale.
(nella foto una delle tante strade tra contrada San Vitale, Roseto e Olivola, mai completate)
