Il primo gesto è stato quello dell'affidamento. Prima ancora degli incontri istituzionali e del confronto con la stampa, il nuovo arcivescovo di Benevento, monsignor Michele Autuoro, ha voluto sostare davanti alla Madonna delle Grazie, patrona della città e del Sannio, affidando al suo ministero pastorale la Chiesa beneventana e il territorio che è chiamato a guidare.
La mattinata è poi proseguita con l'incontro con i giornalisti, aperto dal saluto dell'amministratore diocesano, don Franco Iampietro. Intenso il programma della giornata, comprendente anche due momenti privati: la visita alla Caritas di via San Pasquale e quella all'ospedale Fatebenefratelli in mattinata.
Visibilmente emozionato, Autuoro ha esordito con una nota personale: «Non sono abituato a tutta questa attenzione. Nonostante la mia timidezza, però, non mi sento a disagio». Quindi il primo messaggio alla comunità: «Sono molto contento di essere qui nella Chiesa di Benevento e del Sannio. La comunicazione è importante perché il Vangelo è annuncio. Vogliamo una comunicazione che sia sempre orientata al bene della collettività».
«Prima di tutto voglio ascoltare»
Nessun programma dettagliato, almeno per il momento. Il nuovo presule ha spiegato che la fase iniziale del suo episcopato sarà dedicata soprattutto alla conoscenza del territorio.
«È presto per parlare di priorità, se non quella di costruire una Chiesa sinodale, che riscopra il valore della comunità e della comunione. Dobbiamo interpretare i segni dei tempi per avvicinare sempre di più le persone. Questo primo anno sarà un tempo di ascolto, per conoscere davvero questa realtà».
Un approccio che coinvolgerà sacerdoti, istituzioni, associazioni e cittadini. «Voglio incontrare tutti, dialogare con le istituzioni e con le realtà del territorio. Solo conoscendo si può iniziare a camminare insieme».
La scoperta di Benevento
Autuoro ha ammesso di conoscere ancora poco il capoluogo sannita. «In passato ero stato soltanto al Centro La Pace per un corso di esercizi spirituali e una volta a Pietrelcina. Di Benevento, in realtà, non conoscevo nulla. In queste settimane ho iniziato a leggere qualcosa, sono tornato due volte per visitare la Cattedrale e ieri ho fatto un giro nel centro storico. Il desiderio adesso è quello di conoscere le persone».
Aree interne e spopolamento: «Sono periferie esistenziali»
Tra i temi sui quali il nuovo arcivescovo ha mostrato maggiore sensibilità c'è quello dello spopolamento delle aree interne. «Sicuramente è una priorità», ha affermato, annunciando che il tema sarà al centro anche degli incontri previsti nelle prossime settimane. Autuoro ha assicurato continuità al percorso avviato dal suo predecessore, monsignor Felice Accrocca, in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana.
«Le aree interne sono vere periferie. Lo sono per la mancanza di servizi, per le scuole che chiudono, per le difficoltà della sanità e per lo spopolamento. Ma le periferie non sono soltanto geografiche: sono soprattutto esistenziali. Per affrontare queste sfide bisogna fare squadra, coinvolgendo le agenzie educative, le università e tutte le energie del territorio». Nel suo intervento ha richiamato anche una delle frasi evangeliche che più sente vicina: «Io sono venuto perché abbiate la vita e l'abbiate in abbondanza». «È una parola di grande umanità che porto nel cuore», ha spiegato.
Il legame con San Gennaro
Particolarmente significativo anche il riferimento a San Gennaro, considerato il primo vescovo di Benevento. Autuoro ha raccontato di aver ricevuto la comunicazione della sua nomina proprio nel giorno della processione delle reliquie del santo.
«L'ho interpretato come un segno provvidenziale. San Gennaro ci insegna la prossimità, ma soprattutto una coerenza coraggiosa nelle scelte. Oggi, in un tempo in cui tutto sembra diventare fluido, abbiamo bisogno di riscoprire una fede capace di testimonianza e di un nuovo umanesimo».
Giovani e vocazioni: «Prima il dialogo, poi l'annuncio»
Il nuovo arcivescovo, che ha dedicato quattordici anni della propria vita alla formazione dei seminaristi, ha affrontato anche il tema della crisi delle vocazioni. «Gesù continua a chiamare. Forse siamo noi ad aver perso la capacità di comunicare la bellezza della vocazione». Per questo il primo passo sarà quello dell'ascolto dei giovani. «Non voglio iniziare parlando loro subito di vocazione, ma costruendo un rapporto di amicizia e di prossimità. Voglio camminare con loro. L'episcopio sarà una casa aperta, dove chiunque potrà entrare anche solo per un saluto o per iniziare un dialogo».
Autuoro ha richiamato l'episodio evangelico dei discepoli di Emmaus come modello pastorale: prima il cammino condiviso, poi l'ascolto, quindi l'annuncio.
Il simbolo del sole
Infine, una riflessione affidata all'immagine del sole che accompagna la giornata del suo insediamento. «È una bella giornata di sole e spero che questo sole possa accompagnare sempre il cammino della nostra Chiesa. Per me il sole rappresenta Cristo: possa illuminare anche le situazioni dove ci sono tenebre, fatiche e mancanza di speranza».
