Di seguito ospitiamo l'intervento dell'avvocato Vincenzo Piscitelli che interviene su una importante pronuncia della Corte Costituzione a sostengo dei precari della Pubblica Amministrazione.
“Dopo la Corte di Giustizia Europea e la sentenza dello scorso 15 marzo emessa dalla Corte di Cassazione, anche la Consulta di è pronunciata a favore dei precari della pubblica amministrazione, mettendo così un punto definitivo su una questione trascinatasi da troppi anni.
Ora è assodato che la prassi nazionale di assumere e licenziare i lavoratori precari della scuola, oltre i 36 mesi di servizio attuato su posti vacanti, non è regolare. È illegittima, perché si basa sui commi 1 e 11, articolo 4, della Legge 124 del 3 maggio 1999, “nella parte in cui autorizza — ha scritto in queste ore la Corte Costituzionale — in violazione della normativa comunitaria, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, senza che ragioni obiettive lo giustifichino”. Questo significa che ora potranno sbloccarsi i ricorsi pendenti presso i tribunali del lavoro, con migliaia di risarcimenti per il personale docente e Ata, mentre i giudici potranno sempre disapplicare la normativa interna e, nel rispetto della sentenza Mascolo della Corte di Giustizia Europea del novembre 2014, ordinare di conseguenza la stabilizzazione. Ad oggi si calcola che siano 80 mila i precari della Pubblica Amministrazione potenzialmente titolati a far causa allo Stato e destinati ad una facile vittoria. Infatti, i lavoratori del pubblico impiego che hanno subito un contratto a tempo determinato illegittimo hanno diritto a un risarcimento “automatico”, di un valore che può oscillare da un minimo di 2,5 a un massimo di 15 mensilità a seconda dell’anzianità di servizio, del comportamento delle parti e degli altri criteri fissati dalle regole sul rapporto di lavoro. Del resto i tribunali del lavoro italiani si erano già adeguati alla sentenza Mascolo, ordinando le stabilizzazioni o procedendo a congrui risarcimenti, anche in linea con quanto deciso di recente dalle sezioni unite della Corte di Cassazione, che ha evidenziato come sia doveroso, in caso di illegittima reiterazione di contratti a termine, corrispondere al lavoratore non solo un’indennità quale risarcimento del danno subito, ma che tale periodo sia computato ai fini della anzianità di servizio e alla maturazione degli scatti di anzianità. Quindi tutti i tribunali italiani si stanno uniformando (e non potrebbero fare diversamente) alle pronunce delle corti superiori; negli ultimi mesi è lievitato il numero di sentenze emesse che danno ragione ai dipendenti precari della scuola: tra le ultime, ricordiamo quella dell’insegnante di Reggio Emilia, a cui il giudice del lavoro ha conferito 35mila euro come indennità per la mancata assunzione a tempo indeterminato e quella di qualche giorno fa della capitale, dove sono stati assegnati 250mila euro di risarcimento a 17 precari non stabilizzati dall’amministrazione scolastica e sfruttati per anni su posti vacanti.
Anche la Giurisprudenza beneventana dovrà per forza di cose uniformarsi all’orientamento appena descritto, recependo in toto quelle disposizioni che stanno incidendo sull’intera Giurisprudenza nazionale. Si auspica inoltre, sempre da parte dei togati beneventani, un segnale forte ed unanime contro questo tipo di attività che lo stato italiano ha posto in essere illegittimamente, facendosi coraggiosamente portatori di un atteggiamento onesto nell’amministrazione della Giustizia.
La pronuncia della Corte Costituzionale è la vittoria definitiva di una guerra legale combattuta con coraggio da una manciata di Avvocati in Italia, tra cui il sottoscritto, che hanno seguito il sogno di cambiare un sistema ossidato, che ha per troppi anni calpestato i più basilari diritti dell’uomo.
Questa è la dimostrazione che la mia teoria non era assolutamente campata in aria e che le battaglie fatte al fianco dei precari, a cui il mio studio ha dedicato gran parte del suo lavoro negli ultimi cinque anni, hanno finalmente raggiunto l’obiettivo del rispetto del lavoro e della persona più in generale, gettando le basi per un legittimo riconoscimento dei sacrifici che ogni giorno migliaia di lavoratori sono costretti a compiere, lottando quotidianamente con una parte contrattuale fino ad oggi troppo forte.
Tutti i precari della Pubblica Amministrazione, primi fra tutti docenti e personale ATA, che per più di 36 mesi hanno prestato servizio presso una struttura scolastica, hanno quindi oggi il diritto, riconosciuto anche dalla Corte Costituzionale, a vedersi risarcito il danno morale, oltre a quello economico che gli stessi hanno subito nello svolgimento del rapporto di lavoro”.
