In questi primi sei mesi dell'anno in Italia sono divampati oltre 25mila incendi che hanno attraversato ben 12mila ettari di terreno tra aree boschive e non. Tra le regioni più colpite anche la Campania con 1.982 incendi. A renderlo noto è stata la Coldiretti.
"Come ogni anno al culmine dell’estate - spiega il geologo Tommaso Zullo - i versanti sono aggrediti da incendi devastanti quasi sempre causati dall’uomo. Questo è il periodo in cui il rischio idrogeologico diventa particolarmente preoccupante perché dopo il grande caldo vi saranno i giorni caratterizzati dai primi violenti nubifragi di fine estate. E’ stato accertato che il comportamento dei versanti, rispetto all’acqua di precipitazione, cambia drasticamente quando la copertura vegetale viene devastata dagli incendi. Questi, infatti, provocano la distruzione della vegetazione e la formazione di uno strato di cenere finissima che rende momentaneamente impermeabile la superficie del suolo in occasione di violente piogge e ciò provoca, in concomitanza con eventi piovosi intensi, tipici di questo periodo di transizione climatica, lo scorrimento superficiale delle acque piovane e l’innesco di fenomeni erosivi che modificano le condizioni di stabilità. L’incendio distruggendo le radici degli alberi fa venire meno l’azione di ancoraggio del sistema pianta-suolo-roccia; tanto più è precario l’equilibrio preesistente tanto più è grave la destabilizzazione conseguente all’incendio. Ciò può provocare - evidenzia Zullo - in concomitanza con eventi piovosi eccezionali e anche di breve durata, l’innesco di colate di detriti che possono interessare rovinosamente e catastroficamente le aree antropizzate e urbanizzate a valle dove possono arrecare danni notevoli a persone, abitazioni, colture, infrastrutture. L'acqua di ruscellamento scorrendo su superfici molto inclinate tende ad incanalarsi nelle depressioni vallive provocando erosione e trasporto di detriti vari, tronchi d'albero".
Quali sono le aree potenzialmente pericolose? "Sono quelle ubicate a valle di un versante ripido ricoperto da vegetazione - chiarisce il geologo - il pericolo si concentra dove più è alto e boscato il versante e nelle zone di sbocco di valloni, valloncelli e alvei-strada".
Cosa si dovrebbe fare immediatamente per difendere il territorio urbanizzato? "Senza perdere tempo, dopo gli incendi - spiega Zullo" si dovrebbero delimitare le aree percorse dal fuoco e individuare i bacini imbriferi interessati e conseguentemente le aree urbanizzate, a valle, che potrebbero essere interessate rovinosamente da eventuali colate detritiche; in questo modo si potrà avere una visione effettiva della pericolosità per quel determinato versante. A tutto ciò andrebbe aggiunta la normale opera di manutenzione dell’intera rete idrologica ed un costante monitoraggio dei versanti".
Giovanna Di Notte
