Non può non esistere, ma di fatto non esiste. E' la kafkiana situazione del convitto Giannone: utilizzato per salvare altre scuole, con personale che lavora, pagato dallo stato, per nulla. Istitutori, cuoche, guardarobiere, personale a carico della scuola, che tuttavia non può lavorare. Di qui l'assemblea di oggi e la denuncia della preside Giuseppina Ferriello: «Da anni ci utilizzano come Jolly, poiché è inalienabile, per vecchie normi. C'è poca attenzione ad accorparci ora con questo ora con quello e abbiamo persino del personale che grava sulla finanza pubblica e sulle responsabilità del dirigente scolastico senza poter attuare l'offerta formativa».
Una vicenda che appare davvero paradossale: «Non possiamo utilizzare la mensa, per norme igienico sanitario, in quanto è stata data in uso promiscuo in altra scuola. Vorremmo sapere cosa fare: se ci sono interferenze con altre scuole ci vorrebbe un documento apposito, che non c'è. Abbiamo istituori, cuoche, guardarobiere, personale tipico, specifico dei convitti, pagato dallo stato senza poter lavorare perché non abbiamo gli ambienti. Quindi qualcuno dovrà decidersi, stabilire una volta per tutte se il convitto deve vivere o deve morire, ma che sia qualcosa di chiaro, non questa morte lenta cui ci stanno sottoponendo».
A cura di Crisvel
