Un ritratto in chiaroscuro capace di disegnare, tra luci e ombre, il futuro per uno sviluppo condiviso. Idee e progetti alla ricerca di una cifra identitaria che possa non dividere ma unire territori diversi, eppure simili. E insieme farli crescere regalando loro la marcia in più dell'alleanza, attraverso la chiave dell'accoglienza.
E' un obiettivo ambizioso quello lanciato dal convegno “Le nuove sfide della aree appenniniche nel contesto mediterraneo” terza tappa, dopo Salerno e Avellino, di un progetto organizzato dal nostro gruppo editoriale (Ottopagine, Otto Channel 696, OttoMedia e Fondazione Lumina).
Tre province campane Avellino, Benevento e Salerno e lo sguardo a Napoli, che sarà meta del prossimo incontro in calendario.
Sul tavolo le problematiche legate alle zone interne: la chiusura, l'arretratezza, e le occasioni mancate e lo sguardo rivolto al futuro e a come superare le criticità attraverso nuove infrastrutture reali e virtuali. Intorno al tavolo la politica, il mondo della cultura e dell'università, l'informazione.
Ad aprire i lavoro dell'incontro, moderato da Pierluigi Melillo direttore di Otto Channel, il sindaco di Benevento Clemente Mastella che ha evidenziato un quadro dove la distanza tra le zone interne e quelle costiere appare incolmabile. In ogni caso il primo cittadino si è dichiarato, senza troppo entusiasmo, disponibile ad una progettazione condivisa. «La carta su cui puntare – ha aggiunto – è il food. La nostra risorsa».
Di segno completamente opposto l'intervento di Luciano Trapanese, direttore responsabile di Ottopagine: «L'intento di questo progetto è lontano da questo tipo di visione novecentesca legata a scontri politici che non esistono più. Come non esiste più la possibilità, per una provincia singola, di creare le condizioni di sviluppo che permettano ai nostri giovani di rimanere qui e non di scappare. E' per questo che riteniamo necessario sostenere e alimentare il dibattito promuovendo una sinergia che sia programmatica ed economica e regali risultati condivisi».
Lo sguardo, poi, va ai migranti. «Una risorsa da comprendere e valorizzare e sulla quale abbiamo avviato un'interessante collaborazione con la Caritas di Benevento».
«Prima dello sviluppo occorre affrontare l'idea dell'uomo – ha esordito, quindi, Lucia Vigorito, presidente fondazione Lumina -. Alla base dello sviluppo deve esserci un'ipotesi culturale sulla quale è necessario lavorare ancora tanto. Crediamo che mettere a fuoco questa idea possa aiutare a decifrare nuovi orizzonti che non siano stretti tra angusti confini e, non a caso, facciamo riferimento al Mediterraneo. Qualsiasi piano di sviluppo, poi, deve essere partecipato, riconoscibile e riconosciuto. E se siamo convinti che valorizzare i nostri piccoli centri e il patrimonio culturale sia la strada occorre comunque affrontare quel pessimismo diffuso, superare l'idea di un Sud immobile e combattere con i mille problemi dei territori. In attesa di questi processi è essenziale mettere insieme le diverse province intorno a quell'idea».
Torna anche sul tema dei migranti, il Presidente di Lumina e aggiunge: «Occorre guardare al Mediterraneo come luogo di di pace e accoglienza. Senza pace non c'è sviluppo e i cambiamenti degli ultimi anni ci pongono davanti una sfida. Alla politica chiediamo di agire in direzione del cambiamento con un dialogo interistituzionale, che non arroventi il clima. Alla società chiediamo consapevolezza. All'informazione di essere puntuale e corretta ma anche capace di risvegliare le coscienze».
Sguardo condiviso anche da Oreste Vigorito, presidente di Ottomedia. «Parlare ancora di divisioni e campanilismi mi deprime – ha puntualizzato prima di ripercorrere l'esperienza editoriale di Ottopagine e l'idea alla base del ciclo di convegni in corso -. Guardiamo al Mediterraneo come soluzione e all'Africa come il nostro sud quello che ci permetterà la forza per un nuovo sviluppo. Seguiremo gli amministratori capaci di guardare al futuro, e di tenersi dentro, ben consapevoli, il passato per evitare di ripetere vecchi errori».
Sviluppo, persona, profitto, territori. Questi i temi al centro dell'intervento di Giuseppe Marotta, direttore Dipartimento di Diritto, Economia Management e Metodi Quantitativi dell'Università del Sannio.
Dopo aver rimarcato le due facce dello sviluppo Marotta ha richiamato alla necessità di un'immagine dello sviluppo. Un progetto da realizzare, un'idea condivisa, appunto. Le indicazioni del direttore del Demm hanno indicato fonti di sviluppo duraturo, la valorizzazione di risorse non delocalizzabili e il ruolo strategico delle università.
«Speravo in un percorso amministrativo in crescita, dopo la mia esperienza. Purtroppo questa idea non l'ho ancora sentita. Mi aspettavo di più dalla relazione di Mastella, su diversi temi e in particolare sui migranti». Fausto Pepe entra a gamba tesa nel dibattito e richiama la decisione del sindaco di Benevento di convocare, riguardo alla questione migranti, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
«Non è una questione di ordine pubblico» rincara la dose il consigliere comunale Fausto Pepe e aggiunge «E' sbagliato. E dà una cattiva immagine. Il fenomeno migranti deve essere gestito perché diventi potenzialità di crescita».
L'ex sindaco si concentra, poi, sul tema del convegno e mira a disegnare un quadro dove, innanzitutto, si superi la visione contrapposta di Benevento, Avellino e Salerno. «Dobbiamo sottoscrivere patti condivisi per la crescita comune dei territori. Occorre massa critica sullo sviluppo» quindi affronta temi caldi: dalla sanità all'istruzione, dall'agricoltura alla diffusione delle opportunità per i giovani.
«Parliamo da tempo di sviluppo locale e della necessità di mettere al centro il territorio. Abbiamo già chiarito la necessità di liberarci da una cultura dell'assistenzialismo per sostenere lo sviluppo ma la realtà è diversa». L'analisi puntuale e impietosa è di Pasquale Viespoli. Il Presidente di Mezzogiorno Nazionale dà la sua spiegazione: «C'è una simmetria tra sistema istituzionale italiano e sistema economico di questo Paese. Abbiamo per la maggioranza piccoli comuni così come piccole aziende. E se il sistema economico ha tentato di far fronte all'esigenza di un patto per lo sviluppo, il sistema istituzionale non è riuscito ad unirsi e a fare massa critica».
La ricetta di Viespoli prevede una «riorganizzazione policentrica della Campania». L'ex sindaco bacchetta il suo attuale collega e si dichiara contrario a quella «regressione municipalistica che ci fa passare da città aperte a città di strapaese».
Accende i riflettori su Città Spettacolo e annuncia: «Non credo allo sviluppo intorno ad un'unica opzione. Non ho mai creduto nella Città di cultura ma sostenevo profondamente Benevento Città Spettacolo e la sua vocazione teatrale. Rappresentava lo sforzo di una città che dava un contributo ad un settore fondamentale della cultura italiana e intorno a quello tentava di fare attrattiva. Ovviamente andava rivista ma non togliendo il tassello che ha completamente distrutto il progetto».
Affronta poi la questine del Mediterraneo leggendo quella spiritualità e quell'idea di religiosità che dichiara fondamentale anche per lo sviluppo del Sannio. Lo sguardo è a Pietrelcina che può ambire ad essere “l'Assisi del Sud”.
L'ex senatore rilancia la questione Arco di Traiano e affronta poi il tema dell'istruzione universitaria, della mobilità e quello dei migranti. Chiude con un invito che suona come un monito: «Rifiuto la politica che cavalca le paure e spero in quella che credendo nelle diversità sia capace di dare speranze».
Mariateresa De Lucia
