“All'indomani del terremoto di Amatrice, ho inviato una lettera personale al sindaco in cui lo invitavo a dare opportuna pubblicità al Piano di protezione civile... era il 30 agosto scorso”.
Ci scrive così Elvira Santaniello, cittadina attiva di San Giorgio del Sannio, che coglie l'invito lanciato da Ottopagine nell'articolo pubblicato ieri “Terremoto, piani di emergenza: i comuni tacciono, denunciateli”.
Santaniello ci scrive di essersi rivolta con una lettera, che ci invia, al sindaco di San Giorgio del Sannio, Mario Pepe e al vice sindaco e assessore alla protezione civile Giuseppe Ricci per richiedere informazioni sulla strategia di comunicazione individuata (o da individuare) dall'amministrazione comunale riguardo al piano di protezione civile comunale e la proposta di istituzione di un gruppo comunale volontari di protezione civile.
Una sollecitazione mai raccolta. Nessuna risposta.
Eppure come la stessa cittadina ricorda, il sindaco è autorità di protezione civile come stabilito dall'articolo 15 della Legge 24 febbraio 1992 n. 225 che istituisce il Servizio Nazionale della Protezione Civile ed è uno specifico obbligo di legge "...informare le popolazioni di situazioni di pericolo o comunque connesse con esigenze di protezione civile...." (Art. 36 decreto del Presidente della Repubblica 6 febbraio 1981 n. 66) e come, tali attribuzioni, siano compito specifico del Sindaco, come stabilito dall'art. 12 della Legge 3 agosto 1999 n. 265.
“Alla lettera non ho mai avuto risposta – continua Santaniello- come ancora non ho ricevuto risposta sui certificati di agibilità sismica degli edifici scolastici. Intanto c'è stato un altro terremoto devastante nel centro Italia, e scosse si sono manifestate anche in Basilicata.
Ho, pertanto, provveduto a reinoltrare la mia istanza in data 28 ottobre.
Nel frattempo, mi chiedo se non si possa definire superficialità questo atteggiamento da parte dell'Amministrazione Comunale sia rispetto all'elevata pericolosità del nostro territorio dal punto di vista sismico sia rispetto agli obblighi da parte della Pubblica Amministrazione sulla trasparenza amministrativa.
Sembra quasi che il Piano di Protezione Civile venga percepito dagli amministratori come un dovere normativo statico, come un documento da redigere perché è obbligatorio farlo ma che rimane chiuso in un cassetto.
La legge 225 sulla Protezione Civile, invece, in barba al suo anno di nascita, il 1992, è estremamente moderna, con contenuti forti quali sussidiarietà, integrazione, flessibilità, e in molte sue parti fa riferimento al fatto che tutti i cittadini devono concorrere al sistema di Protezione Civile.
Ma quali sono le azioni che l'amministrazione ha finora messo in campo per diffondere la cultura della Protezione Civile?
Quali sono le azioni dal punto di vista della comunicazione alla cittadinanza?
Eppure nel Piano di Protezione Civile Comunale di San Giorgio del Sannio, quando si parla di obiettivi, si fa chiaramente riferimento all'informazione alla popolazione degli scenari, dei modelli e delle previsioni del piano, da divulgare e comunicare nei modi e con i mezzi più opportuni in modo da garantire la più ampia e approfondita conoscenza estesa all’intera cittadinanza; si parla di esercitazioni periodiche; si evidenzia la necessità della manutenzione e controllo della viabilità di piano.
Tuttavia, ad oggi non risulta essere stata effettuata alcuna attività di informazione alla popolazione (tranne la pubblicazione del Piano sul sito istituzionale dell'Ente) al fine di garantire la più ampia e diffusa conoscenza del piano di Protezione Civile, cosa fondamentale per scongiurare, in caso di sisma, comportamenti non corretti da parte della popolazione ed azioni individuali potenzialmente pericolose per la comunità.
Non risultano azioni relative a manutenzione e controllo delle aree di emergenza e manutenzione e controllo della viabilità di piano, non risultano ad oggi programmate esercitazioni né si è al corrente di un eventuale programma di esercitazioni future.
Inoltre, come confermatoci dal Sindaco stesso, non esiste un gruppo di Protezione Civile Comunale e la volontà di crearlo è rimasta, ahinoi, per adesso, ancora un pio desiderio.
Ad oggi, quindi, possiamo con certezza affermare che alla criticità principale data dall'alta sismicità del nostro territorio si aggiunge una seconda ma non meno importante criticità, quella rappresentata dal cittadino che, in caso di calamità, non sa cosa fare.
Ecco, quindi, che il Piano di Protezione Civile diventa solo ed esclusivamente un mero adempimento burocratico…
Peccato - conclude - che, anche se per la burocrazia statale avere un Piano significa che il Comune sta con le spalle coperte, al terremoto, che spacca la terra e distrugge gli edifici, della burocrazia non gliene frega proprio niente”.
