Era in programma l'affidamento all'ingegnere Tullio Ambrosino dell'incarico relativo agli accertamenti sui telefoni, i tablet e gli smartphone sequestrati ai sei indagati per favoreggiamento, ma la convocazione dinanzi al pm Francesca Saccone, che ha sostituito la collega Miriam Lapalorcia, titolare dell'inchiesta sull'omicidio del 32enne Antonio Parrella, a Napoli per il riesame, proposto dall'avvocato Antonio Leone, dell'ordinanza a carico di Umberto Sferruzzi, si è risolto in un nulla di fatto.
Perchè gli avvocati Nazzareno Fiorenza e Teresa Meccariello, che assistono Giovanni Piscopo, 36 anni, hanno presentato riserva di incidente probatorio. Annunciando, in soldoni, l'intenzione di chiedere entro dieci giorni la fissazione di un'udienza per la nomina di un perito da parte del Gip; non, dunque, un consulente scelto dal Pm.
Una mossa compiuta nel corso di un'udienza alla quale erano stati invitati i difensori degli indagati – oltre a quelli ricordati, gli avvocati Antonio Leone, Gerardo Giorgione, Daniele Cella, Maria Cristina Caracciolo e, d'ufficio, Alberto Mazzeo, Angela De Nisco, Carmen Gerarda Vetrone, Alfredo Lo Pilato e Annalisa Cogliani- e gli avvocati Grazia Luongo e Angelo Leone, legali dei familiari di Parrella.
Come è noto, l'attività investigativa della Squadra mobile è fin qui sfociata nell'arresto di Umberto Sferruzzi, 28 anni, in carcere dal 28 luglio con l'accusa di omicidio aggravato dai futili motivi, e nelle perquisizioni (ed i sequestri) operate nei confronti di Corrado Sparandeo, 31 anni, Silvio Sparandeo, 27 anni, Vincenzo Piscopo, 59 anni, Michele Meoli, 26 anni, Gianluca Peluso, 26 anni, tutti di Benevento. Tutti chiamati in causa, al pari di Giovanni Piscopo, per un'ipotesi di favoreggiamento.
Esp
