"Immigrati e false assunzioni", in dodici a giudizio

Processo a settembre. Prescrizione per altri tre imputati

Benevento.  

La dichiarazione di intervenuta prescrizione del reato per tre imputati, il rinvio a giudizio degli altri dodici. Sono le decisioni adottate dal gup Loredana Camerlengo, dopo il no ad alcune eccezioni sollevate dalla difesa, al termine dell'udienza preliminare a carico delle quindici persone - intermediari e titolari di aziende agricole, residenti tra Casalduni, Fragneto l'Abate, Apice, Santa Croce del Sannio e Ascoli Piceno – coinvolte, a vario titolo, in un'inchiesta del pm Marcella Pizzillo e della Digos su un giro di cittadini stranieri – 21 quelli indicati come parti offese, ai quali se ne aggiungono altri 12 non rintracciati – che sarebbero stati fatti entrare illegalmente in Italia con la prospettiva di un lavoro per il quale avrebbero sborsato migliaia di euro.

Denaro che sarebbe finito in gran parte nelle tasche di chi avrebbe organizzato gli arrivi con la promessa di un'assunzione che non si sarebbe mai concretizzata o, in alcuni casi, durata solo alcuni giorni.

La prescrizione è scattata per Ahmed Ghafir, 33 anni, Ahmed Hadri, 42 anni, residente in provincia di Ascoli Piceno – entrambi di origini marocchine, sono difesi dall'avvocato Massimo Bruno- e Ifrissi Lhoucine Janati (avvocato Luca Russo, 51 anni, connazionale degli altri due.

Dovranno invece affrontare il processo, che partirà il 18 settembre, Larbi Ghafir, 62 anni, Hamid Ghafir, 35 anni, di Casalduni; Abdellah Samiri, 53 anni, Mohamed Ghafir, 59 anni, Maria Procino, 45 anni, Angelo Palma, 48 anni, Irene Procino, 42 anni, Tonino Frascone, 49 anni, Filomena Procino, 48 anni, Bruno Palma, 52 anni, di Fragneto l'Abate; Antonino Casuccio, 60 anni, di Apice, Antonio Calabrese, 56 anni, di Foglianise, difesi dagli avvocati Antonio Leone, Fabio Russo, Sergio Rando, Vittorio Fucci, Gerardo Giorgione, Tiziana Genito, Tommaso Longobardi, Adriano Longobardi.

Come più volte ricordato, l'indagine era rimbalzata all'attenzione dell'opinione pubblica nel febbraio 2013, quando gli agenti della Digos avevano eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Flavio Cusani nei confronti di Larbi Ghafir, allora 57enne, successivamente tornato in libertà. L’attività investigativa, avviata nel 2008, era stata puntata su fatti che si sarebbero verificati fino al 2010, allorchè era stata depositata l’informativa conclusiva.

Un’inchiesta supportata dalle intercettazioni telefoniche, dall’acquisizione di documenti e dall’escussione dei datori di lavoro. A questi ultimi sarebbero stati consegnati i moduli, già compilati, per le proposte di contratto di lavoro che avrebbero sottoscritto e presentato in prefettura. In questo modo sarebbe stato possibile ottenere il nulla osta all'ingresso in Italia.

Secondo la ricostruzione operata all'epoca dagli inquirenti, sarebbero state decine le vittime che nella nostra provincia avrebbero dato tra i 3500e i 7mila euro «a connazionali già presenti in Italia per ottenere di entrare» nel Belpaese «attraverso lo svolgimento di un lavoro stagionale fittizio». Tutto ciò avrebbe avuto come conseguenza la condizione di clandestinità nella quale sarebbero automaticamente finiti quanti avrebbero tirato fuori i soldi.

Esp