Comparirà venerdì, per l'interrogatorio di garanzia, dinanzi al gip Flavio Cusani, che ne ha ordinato l'arresto in carcere, Silvio Sparandeo, il 28enne di Benevento accusato dell'omicidio preterintenzionale di Antonio Parrella (nel riquadro), 32 anni, morto al Rummo il 27 luglio dello scorso anno per le conseguenze delle botte subite, la sera precedente, durante una festa di compleanno.
Difeso dagli avvocati Antonio Leone e Maria Cristina Caracciolo, Sparandeo, nei cui confronti il sostituto procuratore Miriam Lapalorcia aveva prospettato l'ipotesi di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, è ritenuto responsabile di aver colpito con tre pugni al volto ed un calcio all'addome la vittima. Resta da capire se si avvarrà della facoltà di non rispondere o se offrirà la sua versione dei fatti. La ricostruzione operata dall'indagine condotta dalla Squadra mobile, anche sulla scorta delle immagini registrate dalla telecamera di un'abitazione vicina al locale nel quale era stato organizzato l'appuntamento, lo chiama pesantemente in causa.
Come anticipato ieri, Silvio Sparandeo – sostiene il dottore Cusani – non aveva l'intenzione di uccidere Antonio Parrella, un “amico con il quale aveva scherzato per l'intera giornata, con il quale non esistevano motivi di tensione, conflitto o contrasto”. Picchiandolo, voleva dargli una lezione, “per aver rovinato il clima di festa proprio al taglio della torta”. La sua “ebbra e smodata euforia” era stata tollerata fino a quando il 32enne aveva “ecceduto, venendo per due volte alle mani con il cantante, Michele Meoli”.
In occasione del secondo litigio, accaduto sulla terrazza dove doveva essere servita la torta, Corrado Sparandeo, innervosito dal comportamento di Parrella, gli aveva assestato due schiaffi al volto. Antonio Parrella era poi fuggito, inseguito da Silvio Sparandeo. Era caduto lungo le scale, si era rialzato ed aveva continuato la sua corsa verso il parcheggio. Anche Silvio Sparandeo era finito a terra, sulla ghiaia dell'area di sosta, ma si era rimesso in piedi, scivolando, glutei a terra, lungo la pendenza di un terrapieno, e raggiungendo Parrella, che a sua volta era caduto per le seconda volta a causa del dislivello dell'ultima parte della scarpata, restando faccia a terra.
Erano, secondo l'orario - sfalsato in avanti di circa 18 minuti rispetto a quello reale -della telecamera, le 21.00.58. Da quel momento erano trascorsi 1 minuto e 56 secondi, scanditi dall'aggressione. Durata, scrive il Gip, non diversi minuti, ma 13 secondi. Quelli nei quali Silvio Sparandeo prima aveva girato il corpo di Parrella, poi lo aveva colpito con tre pugni al viso. Lo avevano bloccato, infine gli aveva rifilato un calcio tanto forte da spostare di qualche centimetro, Parrella, dalla sua posizione. Poi, al pari di un'altra persona, aveva gettato dell'acqua in faccia al 32enne ed era andato via, “resosi conto ben presto del danno fisico procurato”, dopo essersi assicurato che fosse stata chiamata un'autoambulanza.
Esp
