Estorsione a titolare pub, 4 assoluzioni: fatto non sussiste

La decisione del Tribunale per Corrado e Silvio Sparandeo, Di Pietro e Piscopo

Benevento.  

Tutte assolte, perchè il fatto non sussiste, le quattro persone di Benevento coinvolte un'indagine dei carabinieri e della Dda su una estorsione, aggravata dal metodo camorristico, ai danni del titolare di un pub-pizzeria a Ceppaloni.

Pochi minuti fa la decisione del Tribunale, che ha riguardato Corrado Sparandeo, 32 anni, Giuseppina Piscopo, 34 anni, Silvio Sparandeo, 28 anni, e Italo Di Pietro, 35 anni, difesi dagli avvocati Antonio Leone e Mariacristina Caracciolo.

Come si ricorderà, il procuratore aggiunto Giovanni Conzo aveva proposto nella precedente udienza 14 anni per Corrado Sparandeo, 10 anni e 8 mesi per Giuseppina Piscopo, Silvio Sparandeo e Italo Di Pietro.

A seguire gli interventi degli avvocati Mariacristina Caracciolo e, stamattina, Antonio Leone, che hanno chiesto l'assoluzione dei loro assistiti, incrociando il consenso del collegio giudicante.

Tabula rasa 2' il nome in codice dato all'operazione che era finita all'attenzione dell'opinione pubblica il 26 gennaio del 2015, con l'esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare. I destinatari erano poi tornati in libertà in momenti diversi.

Il blitz era stato l'epilogo di un'attività investigativa supportata da intercettazioni ambientali e telefoniche. Le prime nel carcere di Secondigliano, dove era detenuto Corrado Sparandeo. Che, secondo la Dda, “attraverso i colloqui con i familiari, avrebbe continuato a gestire il clan e a dirigere le attività illecite”. Come nel caso dell'episodio al centro delle inchiesta. Quando il giovane avrebbe parlato del ritiro di una somma dal proprietario dell'attività di ristorazione. Appuntamento fissato attraverso Di Pietro in un bar del rione Libertà, dove Piscopo, accompagnata da Silvio Sparandeo, aveva incontrato la presunta vittima, per la consegna dei soldi.

Interrogati dal gip dopo l'arresto, gli allora indagati avevano sostenuto che il denaro era solo un regalo che il titolare della pizzeria avrebbe spontaneamente fatto a Corrado Sparandeo. Ascoltato in aula, il commerciante aveva escluso di aver subito minacce o pressioni, sostenendo che i soldi sborsati – 800 euro - altro non erano che un gesto di liberalità nei confronti di persone che conosceva da tempo. Tutt'altra, invece, la ricostruzione degli inquirenti, che ritengono quel denaro una tangente che sarebbe stato costretto a pagare.

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