"Ho fatto una cosa tremenda", domani Antonio dinanzi al Gip

Omicidio di Bagnara, udienza di convalida dell'arresto del 26enne di Chianche

Benevento.  


“Ho fatto una cosa tremenda...”, avrebbe detto ai genitori che, svegliati nel cuore della notte, se lo sono trovati di fronte all'improvviso. Parole che Antonio De Franco, 26 anni, di Chianche, avrebbe pronunciato prima che i carabinieri lo portassero via per l'omicidio di Mjkhailo Prudjwus, 23 anni, di nazionalità ucraina. Dopo essersi reso conto, evidentemente, di ciò che aveva combinato dinanzi a quel bar di Bagnara diventato, alle prime ore di domenica, il teatro di una tragedia assurda.

Antonio, nato in Bulgaria e poi adottato da una famiglia irpina – il papà è un dipendente comunale in pensione- è rinchiuso in una cella del carcere di contrada Capodimonte. E' qui che domani mattina, assistito dagli avvocati Claudio Fusco e Stefano Pescatore, comparirà dinanzi al gip Loredana Camerlengo, chiamato a pronunciarsi sulla convalida del suo arresto. Un appuntamento che l'indagato potrà riempire con la sua versione dei fatti, a meno che non decida di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Lo ha già fatto, restando in silenzio, a quanto pare dopo qualche iniziale ammissione, quando è stato interrogato in caserma dai militari e dal sostituto procuratore Assunta Tillo, che nei prossimi giorni, dopo aver 'avvisato' anche i familiari della vittima, affiderà l'incarico dell'autopsia al dottore Umberto De Gennaro, che questo pomeriggio procederà alla visita esterna della salma presso l'obitorio del Rummo.

Una prima ricostruzione parla di una lesione alla regione parietale sinistra che sembrerebbe compatibile con il piede di porco che Antonio avrebbe adoperato contro Mjkhailo, colpendolo alla testa. Una sola volta, probabilmente, anche se non viene trascurata un'altra ferita che sarebbe presente in un'area sottostante la prima. I segni mortali di un gesto terribile di cui si cerca di inviduare il movente.

La vittima, due suoi connazionali ed Antonio avevano bevuto e mangiato insieme una pizza, poi avevano raggiunto il bar. E' qui che sarebbe scoppiata la lite per motivi che restano ancora indecifrabili. Futili, li hanno definiti i carabinieri, forse amplificati dall'alcol.

Tra Mjkhailo ed Antonio sarebbero volate parole grosse, chissà se è vero che il primo avrebbe tirato un calcio alla Punto dell'altro. Che, a questo punto, avrebbe tirato fuori dall'auto una sbarra di ferro e l'avrebbe usata contro il 23enne, stramazzato al suolo in un istante. Antonio era poi rientrato a casa ed aveva chiesto aiuto al papà ed alla mamma: “Ho fatto una cosa tremenda...”.