Presepe Dalisi, "Comune Benevento fece causa per riaverlo "

Tra i testi ascoltati nel processo un consigliere comunale di Nola

Benevento.  

Le deposizioni di due testimoni dell'accusa e uno della difesa hanno occupato l'udienza del processo a carico delle tre persone coinvolte nell'indagine del sostituto procuratore Marcella Pizzillo e dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria sull'installazione nel dicembre del 2011, in piazza Castello, del presepe realizzato dal maestro Riccardo Dalisi (estraneo alla vicenda).

Si tratta di Raffaele Del Vecchio, 48 anni, all'epoca vice sindaco ed assessore alla Cultura, Rino Vitelli, 52 anni, dirigente del Settore cultura di Palazzo Mosti, e dell'imprenditore Carmine Lombardi, 40 anni, di Benevento, della “Lombardi Costruzioni srl”, assistiti dagli avvocati Luigi Diego Perifano, Oreste Di Giacomo, Roberto Prozzo e Angelo Leone.

Prima a sedersi dinanzi al Tribunale (presidente Pezza, a latere Polito e Loffredo), la dottoressa Stefania Viscione, che nel 2011, in qualità di presidente del collegio dei revisori della Camera di commercio, aveva chiesto informazioni sull'acquisto dell'opera, da parte dell'Ente e del Comune, ventilato in alcuni articoli di stampa, esprimendo anche il suo dissenso, perchè privo di copertura finanziaria, su un possibile contributo.

In aula, citato anch'egli dal Pm, l'architetto Pasquale Petillo, all'epoca consigliere del Comune di Nola, il centro nel quale il presepe era poi stato trasferito. “L'idea nacque dopo un contatto con la storica fonderia Del Giudice, che ci parlò della possibilità di avere l'opera di Dalisi per il Natale 2012. La raccogliemmo immediatamente anche perchè non avevamo fondi in vista delle festività”, ha evidenziato il professionista, che ha poi precisato che “l'opera fu riportata a Benevento nel 2014, dopo un sollecito del Comune, che avviò anche una causa civile per la restituzione”.

Sollecitato dalle domande dell'avvocato Grazia Luongo (in sostituzione dell'avvocato Leone), un impiegato della 'Michelangelo Costruzioni' e della 'Lombardi Costruzioni' “entrambe a conduzione familiare”-, dal 1984 al 2017, ha ricordato che all'epoca, “visti i tempi ristretti, le maestranze avevano profuso un impegno notevole per l'esecuzione dell'opera”, sottolineando “le competenze di un'impresa che ha lavorato anche per i maestri Paladino e Kounellis”. Un'impresa con “capacità tecniche ed attrezzature per le installazioni artistiche” che, “per quanto a mia conoscenza, non ha eguali anche oltre i confini provinciali, non so in Campania”.

Il processo proseguirà il 15 marzo ancora con l'escussione dei testi indicati dalla difesa, mentre il 26 aprile è in programma la discussione, cui seguirà la sentenza. Sarà l'epilogo di un'inchiesta sfociata in tre rinvii a giudizio e dieci proscioglimenti - membri della giunta 2011 e dirigente comunale- stabiliti nel novembre del 2017 dal gup Flavio Cusani, chiamato a pronunciarsi dopo il sì della Cassazione al ricorso presentato dal Pm contro il non luogo a procedere del gup Gelsomina Palmieri, nel luglio del 2015, per dodici imputati, e l'assoluzione, con rito abbreviato, del tredicesimo.

Abuso d'ufficio e violazioni edilizie le accuse contestate. Secondo la Procura, con le  delibere del 7 e del 16 dicembre del 2011 la giunta avrebbe procurato all'impresa 'Lombardi Costruzioni un presunto vantaggio patrimoniale commissionando la realizzazione e il montaggio dell'opera scultorea dal titolo 'Il presepe di Dalisi'. 

A detta degli inquirenti, Palazzo Mosti non avrebbe potuto scegliere solo ed esclusivamente quella ditta in quanto unica per competenze, visto che la stessa per la realizzazione del presepe si sarebbe poi affidata ad un'altra impresa, la 'Michelangelo Costruzioni'.