Il blitz risale al 7 febbraio del 2014, quando la guardia di finanza aveva perquisito gli uffici dell'Asl di via Mascellaro e via Oderisio. 'Visite' ordinate dalla Procura a distanza di qualche giorno dall'interrogatorio dell'ex direttore generale Michele Rossi, il cui difensore, l'avvocato Roberto Prozzo, aveva depositato in precedenza alcuni dossier, uno dei quali riservato alle spese legali dell'Azienda, uno dei tre filoni dell'inchiesta.
Ma se per gli altri due – mandati di pagamento e rapporti tra politica e sanità – sono già in corso i processi, dell'ultimo, che all'epoca aveva suscitato un notevole clamore, si sono perse le tracce. Le cronache giudiziarie sono ferme al luglio del 2017, quando il gip Flavio Cusani aveva deciso di allungare di tre mesi l'indagine a carico di quattro persone.
Da quel momento, per quanto a nostra conoscenza, più nulla. Eppure, si tratta di un versante che aveva inevitabilmente incuriosito l'opinione pubblica, che aveva saputo di circa 15 milioni di euro liquidati ad un paio di dozzine di avvocati, tra il 2006 e il 2012, e finiti nel mirino degli inquirenti.
Pratiche al centro di una consulenza curata, su incarico della Procura, dai commercialisti Massimo Zeno e Stefania Viscione. Attenzione puntata sulla domiciliazione, sulla corrispondenza tra la causa iscritta a ruolo e trattata, sull'importo erogato e le modalità attraverso le quali era stato definito.
L'indagine era stata scandita, a partire dall'autunno 2014, dalle escussioni, come persone informate sui fatti, di una sfilza di avvocati. Tutti convocati presso la caserma della guardia di finanza, per rispondere alle domande dei militari, che avevano anche acquisito la documentazione prodotta dai professionisti. Poi, un anno e mezzo fa, la richiesta di archiviazione firmata dalla Procura e respinta dal dottore Cusani. Quale è il destino dell'inchiesta?
