Omicidio Matarazzo " su commissione, vendetta unico movente"

Conferenza stampa in Procura dopo i due arresti per il delitto del 45enne frassese

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Benevento.  

Nessun accento trionfalistico – e non è una novità -, certo la soddisfazione per gli esiti di un lavoro “attento, puntuale e meticoloso”. Il Procuratore Aldo Policastro ne ha dato merito ai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale e del Nucleo operativo della Compagnia di Cerreto Sannita. Lo ha fatto in apertura della conferenza stampa convocata dopo l'arresto di due persone ordinato nell'inchiesta, affidata al sostituto Francesco Sansobrino, da aprile a Benevento, sull'omicidio di Giuseppe Matarazzo, ammazzato lo scorso 19 luglio a Frasso Telesino. Primo tassello di un puzzle ancora da completare, “solo un pezzo della verità”, l'ha definito il numero uno della Procura. Che, dopo aver sottolineato l'importanza "delle dichiarazioni e il contributo offerto dalla comunità frassese, che non è stata omertosa o reticente, ha detto ciò che sapeva”, ha rimarcato che in uno Stato di diritto “non è contemplata la vendetta privata, che significherebbe la barbarie”.

Un passaggio che ha inevitabilmente rimandato al movente di un delitto compiuto “su commissione”. La vendetta "come unica matrice di un omicidio, non ce ne sono altre”. Un'ipotesi che va ovviamente corroborata da elementi che attualmente, evidentemente, non raggiungono “la soglia della gravità indiziaria”.

Il pensiero corre alla terribile storia della 15enne che a Frasso Telesino, il 6 gennaio del 2008, si era tolta la vita impiccandosi ad un albero. A Giuseppe Matarazzo erano stati inflitti 11 anni e 6 mesi perchè riconosciuto responsabile di abusi sessuali ai danni della minore, ma non di istigazione al suicidio. Aveva terminato di scontare la pena un mese prima di essere ucciso, era tornato in paese. La sua intenzione era quella di trasferirsi all'estero per iniziare una nuova vita, con il suo legale – l'avvocato Antonio Leone, che con il collega Tullio Tartaglia assiste i familiari – aveva parlato della possibilità di una revisione del processo.

Circostanze che, sospettano gli inquirenti, avrebbe fatto da detonatore alla decisione di fargliela pagare che potrebbe essere maturata tra i congiunti della 15enne, rappresentati dagli avvocati Raimondo Salvione e Renato Jappelli. Un sospetto che resta tale, allo stato.

Il colonnello Alessandro Puel, comandante provinciale dell'Arma, ha insistito “sulla risposta dello Stato”, mentre il dottore Sansobrino ha evidenziato che “il gip ha riconosciuto la bontà di un'attività investigativa” che continua senza sosta “per risalire all'autore materiale del delitto e ad altri possibili coinvolgimenti”. Un'indagine supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali, alla quale “hanno impresso una svolta – ha proseguito – l'analisi dei Gps”, che ha permesso di 'mappare' una Fiat Croma, “e la testimonianza di una persona che si è affidata a noi”. E' la stessa che la sera del 19 luglio aveva notato il transito di una Croma con la targa coperta.

Il tenente colonnello Alfredo Zerella, comandante del Nucleo investigativo, ed il luogotenente Antonio Piccirillo, alla guida, ad interim, della Compagnia di Cerreto Sannita, hanno ripercorso per grandi linee lo sforzo profuso in questi mesi anche con la collaborazione dei militari di Sant'Agata dei Goti e San Felice a Cancello, l'attenzione puntata sulla “preoccupazione di Massaro dopo un controllo ed il ritiro, per una discrasia sul numero di matricola, di una 357 magnum detenuta legalmente”. Un'arma “compatibile con quella dell'omicidio, ma non sappiamo se sia quella adoperata”, una situazione che “aveva turbato il 55enne che, oltre a cercare di procurarsi documenti falsi, avrebbe detto, “parlando con terze persone che sarebbe stato spacciato se i carabinieri fossero arrivati a lui”.

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