E' stata riservata alle deposizioni della dottoressa Laura Mancini, dell'Istituto superiore di sanità, già in aula il 12 maggio, e del direttore provinciale dell'Arpac, Pietro Mainolfi, l'udienza del processo, terminata pochi minuti fa, a carico di 23 sindaci - in carica o che lo sono stati - chiamati in causa dall'inchiesta diretta dal sostituto procuratore Antonio Clemente, e condotta dal Corpo forestale, sull'inquinamento dei fiumi Calore, Sabato e Isclero.
Nel mirino degli inquirenti, come più volte sottolineato, la situazione creata dallo scarico di acque non depurate o depurate in modo non corretto. Tutto ciò avrebbe determinato uno stato di inquinamento, con conseguenze facilmente immaginabili per terreni e colture.
Nell'indagine erano stati inizialmente coinvolti altri ventotto primi cittadini: per tredici di loro era arrivata l’archiviazione, per gli altri quindici il proscioglimento, deciso nel 2013 dal gup Sergio Pezza. Che aveva disposto il rinvio a giudizio dei sindaci dei centri privi di depuratore o, anche con l'impianto per il trattamento delle acque, per la presenza di scarichi abusivi. Nella stessa occasione, poi, accogliendo un'eccezione della difesa, il giudice aveva anche dichiarato inutilizzabili i risultati delle analisi delle acque perchè i prelievi della Forestale erano stati eseguiti senza aver avvisato i sindaci interessati, in modo da permettere a ciascuno di loro la nomina di un consulente. Il dibattimento proseguirà il 30 giugno.
Enzo Spiezia
