“La sicurezza è garantita”, con queste dichiarazioni, riportate in un articolo di Repubblica, veniva commentata l'apertura del sistema scommesse al campionato di serie D.
Era luglio 2014, il momento in cui è stata approvata dai Monopoli di Stato la richiesta della Snai di accettare giocate sulle 167 squadre della quarta serie italiana.
Oggi, 10 mesi dopo, lo scandalo è servito: la 'ndrangheta, le partite truccate (che come ampiamente riportato riguardano anche il campionato di Lega Pro) i cinquanta arresti.
Non è il primo scandalo legato alle scommesse, tutti gli indizi portano a pensare che non sarà l'ultimo, ma colpisce che tra i più, stavolta i commenti non siano di meraviglia e neppure del pur gettonatissimo “tanto è tutto marcio”.
No, la maggioranza dei calciofili, dopo le notizie del mattino sugli arresti e sulle partite truccate è concorde nel chiedere “Ma cosa vi aspettavate?”.
E come dargli torto? Fin dal luglio scorso la decisione aveva lasciato perplessi. Il calcioscommesse è una piaga che, come visto nelle puntate precedenti ha coinvolto fior di professionisti. Dove fior di professionisti più che al livello tecnico (tralasciando la statura morale per amor della decenza) si riferisce allo stipendio, in pratica, gente che non avrebbe nessun bisogno di fare scommesse o truccare partite per sopravvivere.
La serie D, ed è ovvia l'intenzione di non fare di tutt'erba un fascio fatta salva la professionalità e l'assoluta onestà di molti, è un humus completamente diverso.
A partire dai bilanci, non obbligatori per le squadre che seppur classificate come dilettantistiche spesso spendono più dei colleghi pro. Per finire coi calciatori: c'è chi scende dalla C alla D per pagare meno tasse, e percepisce uno stipendio dignitoso... e poi ci sono le vecchie glorie, giocatori di 38-39 anni a fine carriera, i giovani under, ragazzini che spesso percepiscono rimborsi spese di poche centinaia di euro... insomma, se la tentazione di un guadagno facile facile coinvolge il professionista strapagato figuriamoci quanto sia difficile tentare con qualche migliaio di euro chi presto dovrà appendere gli scarpini al chiodo e reinventarsi o un ragazzino che a stento, col rimborso, riesce a pagarsi la benzina.
Ragionamenti inutili forse. Inutili, perché se lo Stato dalle scommesse incassa in un anno 1,5 – 2 miliardi di euro (dati 2012), allora è presto detto che l'impresa vale lo scandalicchio... questo e i prossimi, ça va sans dire, perché che ci saranno altri scandali è praticamente sicuro, anzi... “la sicurezza è garantita”.
Cristiano Vella
