Tentato omicidio, la vittima accetta 5mila euro e le scuse

Accoltellamento di Forchia, incidente probatorio. Il 30enne ferito dinanzi al Gip

Benevento.  

Ha ripercorso quei momenti che, per fortuna, non gli sono costati la vita. Lo ha fatto dinanzi al gip Giuliana Giuliano, nell'incidente probatorio chiesto dal sostituto procuratore Maria Colucci per cristallizzare la prova prima del dibattimento, il 30enne senza fissa dimora, originario di Genova, che nella notte tra il 14 ed il 15 agosto, dopo essere stato accoltellato, era stato rinvenuto sanguinante lungo la statale Appia, a Forchia, nei pressi di un distributore di carburante.

Una vicenda per la quale, come si ricorderà, i carabinieri avevano arrestato per tentato omicidio Cristian De Francesco, 18 anni da poco compiuti, di Arienzo, ritenuto l'autore del gesto, e, per favoreggiamento, Mario Verlezza, 51 anni, di Forchia, commerciante. Dopo la convalida, De Francesco, che era finito in carcere, era stato spedito ai domiciliari, mentre per Verlezza, agli arresti in casa, era stato disposto l'obbligo di dimora. I loro difensori – gli avvocati Claudio Sgambato per De Francesco, Antonio Salomone e Margherita Giordano per Verlezza- hanno fatto ricorso al Riesame, che si pronuncerà, nell'ordine, il 2 ed il 10 settembre.

Dimesso dal Rummo, dove era stato trasportato ed operato, il 30enne, che ha accettato una lettera di scuse ed un assegno di 5mila euro da parte di Di Francesco, ha spiegato la sua condizione al giudice (“Sento due voci, una maschile, l'altra femminile”) e di aver spintonato il 18enne quando lo aveva visto arrivare, con un atteggiamento descritto come minaccioso, mentre stava transitando a piedi, scalzo e con addosso solo un boxer, nell'area sulla quale insistono una paninoteca, una macelleria ed una rivendita di auto di proprietà di Verlezza.

Quando era stato interrogato, De Francesco, che aveva ammesso le proprie responsabilità, aveva affermato che sarebbe stato Verlezza a chiedergli di andare a vedere cosa stessa facendo quell'uomo che si aggirava tra le macchine. Lui lo aveva fatto portandosi dietro un coltello a serramanico che stava usando per mangiare della carne, e quando aveva domandato allo sconosciuto perchè si trovasse da quelle parti, per tutta risposta si sarebbe beccato al volto un paio di schiaffi.

A quel punto, e senza la benchè minima intenzione di uccidere, aveva estratto la lama e aveva centrato al torace il 30enne, che subito dopo si era allontanato. Secondo la ricostruzione di De Francesco, Verlezza lo avrebbe tranquillizzato, affermando che sarebbe stato lui a sistemare tutto. Il giovane sarebbe stato accompagnato a casa, poi a nascondere, in una boscaglia di Arienzo, l'arma.

Di segno opposto la versione di Verlezza, chiamato in causa sia in relazione alle dichiarazioni contrastanti rese ai carabinieri sulle telecamere a sua disposizione, che avevano registrato alcune immagini, sia al tentativo di nascondere alcune tracce di sangue nelle vicinanze della paninoteca. Il 51enne aveva sostenuto di aver gettato del terreno su quelle macchie ematiche solo per evitare che i clienti le notassero, e non per altre finalità. Anche perchè la scia di sangue che il 30enne si era lasciato alle spalle nel tragitto dal teatro dell'episodio al distributore di carburante era lunga alcune centinaia di metri.

Verlezza aveva escluso di aver invitato il 18enne a verificare se il 30enne stesse combinando qualcosa, e di aver assistito al ferimento; aveva precisato di aver saputo ciò che era accaduto da una minore, precisando di aver raggiunto l'impianto di carburante per capire cosa fosse capitato, e di aver parlato al telefono con il 118, al quale aveva dato le indicazioni necessarie all'arrivo dell'ambulanza che aveva soccorso il malcapitato.