Concorso al Comune di Benevento, condannati Lanzalone e Fevola

Il dirigente rispondeva di tentata concussione, l'imputata di falso

Benevento.  

Cinque anni fa il rinvio a giudizio, oggi pomeriggio la sentenza del Tribunale sull'inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Antonio Clemente, e condotta dalla Digos, su alcuni concorsi, peraltro mai definiti, al Comune di Benevento. Nel mirino, in particolare, quello per due posti di funzionario tecnico ingegnere o architetto.

Nove gli indagati iniziali per una serie di ipotesi di reato (tra le altre, corruzione, abuso d'ufficio, e truffa); poi l'archiviazione di sette posizioni ed il processo a carico di Andrea Lanzalone (avvocati Nunzio Gagliotti e Vincenzo Di Vaio), 51 anni, chiamato in causa come dirigente dei Settori finanze e risorse umane di Palazzo Mosti, e Cristiana Fevola (avvocato Fabio Foglia Manzillo), consulente della Team Consulting srl’, 54 anni, di Napoli, la società incaricata delle operazioni di selezione dei candidati.

Lanzalone rispondeva di tentata concussione, Fevola di falso: entrambi sono stati condannati. In particolare, il collegio giudicante (presidente Fallarino, a latere Rotili e Telaro) ha inflitto 3 anni a Lanzalone. Per lui l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici ed il risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, alla parte civile. Due anni e 4 mesi a Fevola, dopo la riqualificazione dell'accusa di falso commesso da pubblico ufficiale in quella di falsità materiale commessa da privato.

L'inchiesta aveva conquistato la ribalta mediatica il 2 luglio del 2013, quando Lanzalone era finito agli arresti domiciliari e Fevola all'obbligo di dimora. Misure poi attenuate e revocate.Secondo la Procura, «minacciando l’applicazione di sanzioni disciplinari, ed ottenendo il loro allontanamento dal servizio», Lanzalone avrebbe esercitato presunte «pressioni nei confronti di due dipendenti – una si è costituita parte civile con l'avvocato Roberto Prozzo, sostituito dalla collega Marianna Cocca, che si è espressa per la dichiarazione di responsabilità di Lanzalone-, incassandone il rifiuto, per sostituire nel concorso la domanda di una candidata” (una familiare dell'allora assessore Cosimo Lepore ndr) con un’altra domanda “contenente una diversa dichiarazione sostitutiva di titoli».

Inoltre, avrebbe provato a costringerle «ad approntare, nonostante le anomali ed irregolarità evidenziate dalle due dipendenti, una determina di approvazione degli atti concorsuali». Quanto a Fevola, la contestazione riguardava alcuni verbali e schede di valutazione, ritenuti falsi. Accuse sempre respinte dagli interessati, i cui difensori hanno rintuzzato le conclusioni del pm Flavia Felaco, che aveva proposto 1 anno e mezzo per Lanzalone e 2 anni per Fevola. Poi la camera di consiglio e, intorno alle 1615, la sentenza.