Postiglione Coppola: accuse prescritte e beni restituiti

Per lui ed altre tre persone il processo solo per alcuni addebiti

Benevento.  

Nel 2016, su richiesta delle difese, gli atti erano stato spediti nuovamente alla Procura perchè definisse compiutamente le imputazioni. Che oggi sono state per la stragrande maggioranza dichiarate prescritte dal gup Vincenzo Landolfi, che ha deciso per questo il non doversi procedere nei confronti di Andrea Postiglione Coppola, 52 anni, di Castelpagano, ex presidente provinciale di Confagricoltura, Carmine Calabrese, 54 anni, di Vitulano, amministratore di diritto e di fatto della ‘Calabrese lavori srl’ ed amministratore di fatto della ‘Toscano costruzioni srl’, Ines Giuseppina Calabrese, 50 anni, di Vitulano, sorella di Carmine, per alcuni mesi amministratrice della ‘Calabrese lavori srl’ , e Antonella Moccia, 48 anni, di Vitulano, amministratore di diritto della ‘Toscano costruzioni srl’.

La decisione, accompagnata anche dal dissequestro dei beni di Postiglione Coppola – il provvedimento era scattato nel 2013 quando era stato arrestato- è arrivata al termine di una nuova udienza preliminare – il pm Flavia Felaco aveva proposto la prescrizione di tre capi di accusa ed il rinvio a giudizio per gli altri - sull'indagine relativa ad una presunta truffa in materia di fondi pubblici diretta all'epoca dal sostituto procuratore Giovanni Tartaglia Polcini e condotta dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza.

In particolare, la scure della prescrizione si è abbattuta sulle accuse di truffa, falso, fatture per operazioni inesistenti e dichiarazioni dei redditi infedeli. In piedi sono invece rimasti gli addebiti riguardanti due fatture ed altrettante dichiarazioni, per i quali gli imputati – sono difesi dagli avvocati Luigi Giuliano, Roberto Pulcino e Raffaele Scarinzi - dovranno affrontare il processo fissato per il 6 marzo del prossimo anno.

Nel mirino degli investigatori erano finiti due contributi per un importo complessivo di poco superiore ai 2 milioni e mezzo di euro contro i 2 milioni e 900mila euro previsti. Finanziamenti per investimenti produttivi nel settore acquacoltura per l’azienda agricola ‘Antiche terre del baraccone’, per interventi di ampliamento e ammodernamento degli impianti di acquacoltura in terraferma, e di miglioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza dei lavoratori dell’azienda ittica. Fondi che sarebbero stati ottenuti – questa la tesi accusatoria – facendo lievitare i costi con fatture e preventivi falsi.

Nell'inchiesta erano stati coinvolti anche funzionari della Provincia di Benevento e della Regione, per i quali la prescrizione era già intervenuta dopo la pronuncia con la quale tre anni fa il giudice Andrea Loffredo aveva, come detto, trasmesso gli atti alla Procura.