“Sapevo che Cataudo era un esponente politico di Ceppaloni, peraltro di un altro partito, e che era presidente dell'Asea, ma non l'ho mai incontrato né ho parlato con lui, neanche telefonicamente, perchè non avevo il suo cellulare...”.
Ha risposto così, alle domande dell'avvocato Italo Palumbo, l'onorevole Umberto Del Basso De Caro, del Pd, ascoltato come teste della difesa – dopo di lui è stata la volta del professore Felice Laudadio, che ha assistito la Provincia in tutto l'iter giudiziario – nel processo a carico di Franco Nardone (è rappresentato, oltre che da Palumbo, dall'avvocato Francesco Del Grosso), segretario generale della Provincia, accusato di abuso d'ufficio. Un addebito che gli è stato contestato in relazione al provvedimento con il quale il 19 luglio 2016 Nardone aveva dichiarato la decadenza dalla carica di presidente dell'Asea (Azienda speciale per l'energia e l'ambiente) del dottore Alfredo Cataudo, parte civile con l'avvocato Sergio Rando.
Del Basso De Caro ha escluso di aver mai proposto a Cataudo, direttamente o indirettamente, di candidarsi alle elezioni comunali di Benevento del 2016 in una lista a supporto del centrosinistra, precisando che “Nardone non è mai stato iscritto al Pd, lo conosco innanzitutto come fratello di Carmine, presidente della Provincia. E' sempre stato molto autonomo nelle sue decisioni , era incoercibile”.
Sollecitato dall'avvocato Rando, il parlamentare ha ribadito, contrariamente a quanto sostenuto da Cataudo, di “non avergli mai telefonato, di non avergli mai detto che, se non si fosse candidato, la sua poltrona sarebbe stata messa in discussione. Era consigliere provinciale del collegio San Leucio del Sannio – Ceppaloni, non aveva nulla a che fare con Benevento”.
Le lancette dell'orologio sono poi state spostate un po' più in avanti, al post elezioni amministrative, all'assemblea del Pd tenuta al Cattaneo, con un intervento di De Basso De Caro. “Fu il mio atto di congedo, avevo la responsabilità della sconfitta subita, ma non ricordo se fosse presente Claudio Ricci, sempre refrattario alle liturgie di partito, né di aver puntato il dito, in quella occasione, contro Nardone e Lonardo. Anche perchè sarebbe stato molto lungo l'elenco degli amministratori che alle elezioni avevano avuto comportamenti difformi...”.
