Avevano raggiunto la sua abitazione per eseguire una ordinanza di custodia cautelare a carico della sorella, che lì dimora abitualmente, ma hanno arrestato anche lui per una ipotesi di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'ha contestata la guardia di finanza a Massimo Musco, 41 anni, di Benevento, finito ai domiciliari.
Nel suo appartamento, perquisito dai militari che dovevano sottoporre agli arresti in casa Gabriella Musco, 44 anni – una delle cinque persone colpite dall'identica misura nell'indagine del sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro su una presunta truffa in materia di indennità di disoccupazione, - sono stati rinvenuti 2 grammi di hashish ed un bilancino custoditi nel cassetto di una scrivania e, nel garage a lui in uso, 150 grammi di mariuana e oltre 500 semi di canapa indiana. Domani l'udienza di convalida dinanzi al gip Loredana Camerlengo, nel corso della quale l'uomo, assistito dall'avvocato Ettore Marcarelli, potrà offrire la sua versione dei fatti.
E' quello che attendono di fare martedì prossimo, se non si avvarranno della facoltà di non rispondere alle domande del gip Gelsomina Palmieri, anche coloro che sono stati raggiunti dal provvedimento restrittivo: oltre a Gabriella Musco, Cosimo Tiso, 52 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, Arturo Russo, 58 anni, di San Nicola Manfredi, Raffaele Bozzi, 56 anni, di Benevento, e Gaetano De Franco, 44 anni, di Benevento, che nelle prossime ore rientrerà dall'estero.
Il giorno dopo, il 22 gennaio, toccherà invece a coloro per i quali è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, due volte al giorno: Piergiuseppe Bordi, 41 anni, Maria Rosaria Canu, 48 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, Pasqualino Pastore, 54 anni, di Benevento, Tullio Mucci, 48 anni, di Benevento, e Maurizio Marro, 57 anni, di Benevento, difesi, tra gli altri, dagli avvocati Ettore Marcarelli, Antonio Leone, Federico Paolucci, Mario Villani, Grazia Sparandeo, Antonella Tornusciolo.
110, complessivamente, gli indagati in una inchiesta che prospetta, a vario titolo, le ipotesi di reato di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, reati tributari, riciclaggio e autoriciclaggio, racchiuse in 248 capi di accusa contenuti nelle oltre 360 pagine dell'ordinanza, con la quale è stato anche stabilito il sequestro dei beni, di 17 società e 3 conti correnti, fino alla concorrenza del valore complessivo di oltre 3 milioni 724 mila euro.
Gli inquirenti ritengono di aver ricostruito un reticolo di società, definite cartiere, che sarebbero servite da un lato per utilizzare ed emettere fatture per operazioni inesistenti e, dall'altro, adoperate per l'assunzione fittizia di personale, per consentire la percezione indebita di indennità di disoccupazione in seguito al licenziamento. Indennità “accreditate sui conti correnti accesi dai beneficiari e versate in tutto o in parte ai vertici” della presunta associazione.
