'Maleventum contra legem', scontro in aula

Opposizioni dei legali nel processo sugli appalti del Comune. Quarantotto imputati

Benevento.  

Succede spesso, ancor di più quando il dibattimento è fonte della prova di indagini particolarmente complesse. Ecco allora che la presenza in aula degli ufficiali di polizia giudiziaria, legati all’impossibilità procedurale di esprimere valutazioni, di far proprie quelle dei consulenti tecnici o di riferire circostanze apprese nell’escussione dei testimoni, diventa inevitabilmente motivo di scontro con le difese.

La scena si è ripetuta anche questa mattina nel corso dell’esame del sostituto commissario – ora in pensione – della Digos Antonio Zarrillo, che ha condotto l’attività investigativa sfociata  nel processo a carico delle quarantotto persone (e dodici società) chiamate in causa dall'inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Antonio Clemente, su appalti e forniture di beni e servizi del Comune di Benevento. Coinvolti ex o attuali amministratori, funzionari, dirigenti e tecnici di Palazzo Mosti, imprenditori.

Rispondendo alle domande del pm Nicoletta Giammarino, che quest’indagine l’ha ereditata, Zarrillo, non senza le comprensibili difficoltà dovute al trascorrere del tempo e alla molteplicità delle accuse, ha ripercorso il lavoro svolto a partire dal 2010. Interrotto, di frequente, dalle opposizioni dei difensori (respinte dal Tribunale) alle argomentazioni esposte, ritenute debordanti rispetto ai paletti fissati dal Codice, ha passato in rassegna le vicende che riempiono i capi di imputazione: dall’appalto per la pedonalizzazione del centro storico, aggiudicato al Consorzio Stabile Archè nel quale era poi entrata l’impresa Costruendo che aveva realizzato gli interventi, ai lavori nel 2011 nella villa dell’allora presidente del Consiglio comunale Luigi Boccalone e in casa dell’ingegnere Giovanni Racioppi. Transitando attraverso i rapporti con la cooperativa San Valentino, la riassunzione di una persona alle dipendenze della società Artistica, una serie di opere e gare che sarebbero state turbate, le storie confinate in un presunto voto di scambio e nella corruzione elettorale. Come se non bastasse, le indicazioni di numeri e date (“Questo è il progressivo….”) delle intercettazioni che avevano corroborato l’inchiesta.

‘Mani sulla città’ il nome dato al blitz diventato di dominio pubblico nel gennaio 2013, più suggestiva, invece, l’intestazione dell’informativa (‘Maleventum contra legem’) che ha rappresentato la bussola del lunghissimo excursus di Zarrillo, terminato alle 16 (occhio agli orari). Ma non concluso: riprenderà la prossima settimana, poi la parola passera alla difesa, per il controesame.  

Enzo Spiezia