Alcuni sono già stati ascoltati, altri lo saranno nei prossimi giorni. Dirigenti scolastici e qualche ex dipendente dell'azienda, convocati come testimoni nell'inchiesta sul servizio di mensa nelle scuole di Benevento, affidato alla Ristorò. Dopo gli impiegati comunali ed i lavoratori della società, è toccato dunque ai responsabili degli istituti rispondere, con l'obbligo di dire la verità, alle domande del sostituto procuratore Miarima Lapalorcia e dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, guidati dal tenente colonnello Luca Lauro.
Sono loro a dirigere e condurre un'attività investigativa che lo scorso 27 maggio – come anticipato da Ottopagine - aveva fatto registrare le dichiarazioni spontanee di Maria Rosaria Favino, amministratore della Ristorò, una delle tre persone indagate per l'ipotesi di reato di somministrazione di alimenti nocivi per la salute. Accompagnata dall'avvocato Marcello D'Auria, Favino aveva fornito, anche attraverso la produzione di documenti, una serie di chiarimenti sulla vicenda. Rivendicando la bontà e la tracciabilità degli alimenti serviti ai piccoli, sottilineando la qualità del servizio offerto. Un confronto nel corso del quale un passaggio era stato riservato anche alla pasta e ceci che l'azienda sostiene di aver preparato e poi gettato via perchè i legumi non erano cotti, e non per la presenza di vermi: un dato, quest'ultimo, evidenziato dalla campagna di denuncia di Altrabenevento.
Come è noto, nel mirino dell'inchiesta, che sembra avviarsi alla conclusione, c'è il rispetto del capitolato di appalto con il Comune: un versante sul quale la Ristorò ha sempre spiegato di aver agito con correttezza, ricordando le decine di controlli ai quali è stata sottoposta. L'attenzione degli inquirenti è inoltre puntata anche sulle problematiche che hanno determinato lo stop del servizio di fornitura dei pasti, deciso dall'Asl, per le strutture dei pazienti psichici.
Enzo Spiezia
