Giorno 55 anno Domini 2020. “Spegnete la tv e accendete il cervello”, recita un drappo sormontato da una bandiera italiana. E' appeso ad un balcone lungo il viale Mellusi e, valutando i caratteri della scritta, un po' sbiaditi, deve essere lì da un bel pezzo, probabilmente dall'inizio dell'emergenza.
L'invito è perentorio e si offre a più di una considerazione. La prima: è indiscutibile che l'informazione televisiva nazionale abbia prevalentemente generato confusione durante l'emergenza sanitaria. Per dedurlo è stato sufficiente sintonizzarsi su un qualsiasi canale, e non solo quando è stato affrontato il tema dell'epidemia. Basta fare zapping e cambiare, potrebbe essere obiettato.
Vero, se l'alternativa si confermasse però più rigorosa. Il problema è il medium, il mezzo, e da questo punto di vista la televisione è imbattibile perchè entra nelle case di milioni di italiani ai quali, magari, fa da sottofondo alle attività più disparate. La si può ascoltare mentre si lavora, si cucina, si mangia, senza neanche tutta l'attenzione che meriterebbe.
C'è un modo, però, per richiamarla, quella attenzione: è sufficiente alzare i toni, basta dare l'impressione che negli studi, o da remoto, sia in corso uno scontro, che ci siano contendenti pronti a svenarsi perchè la loro opinione prevalga sulle altre. Il volume diventa all'improvviso sempre più alto, le espressioni più pesanti, avete presenti le scene di quelli che si staccano il microfono e vanno via, facendo finta di essere indignati perchè hanno avuto cinque secondi in meno di collegamento?
Nulla di nuovo, il set rimane identico qualunque sia la rete, qualunque sia il conduttore o la conduttrice. Te li raccomando, questi ultimi. Sono impegnati ossessivamente a rispettare un canovaccio scritto a mano e al quale devono obbligatoriamente attenersi soprattutto sul rispetto delle pause pubblicitarie, fondamentali per le aziende private. Per il resto, invece di assecondare un dibattito, con l'obiettivo di fornire agli utenti il maggior numero di conoscenze, lo interrompono di frequente pur di dimostrare che l'assunto dal quale sono partiti è l'unico che regga.
Mettono in campo l'imitazione di un contraddittorio, così da poter affermare di aver registrato tutti i punti di vista, compreso quello dissenziente, silenziato al momento opportuno per ribadire la 'propria verità”. Gli esempi si sprecano: a contare, più di ogni altra cosa, è che il 'maestro di danza', togliendo e dando la linea agli interlocutori, riesca ad autoassegnarsi la patente di colui che in solitudine combatte contro i poteri forti e criminali, sperando che nessuno gli ricordi che lavora per un interesse piuttosto che un altro.
L'obiettivo è chiudere così come aveva iniziato: dandosi ragione ad ogni costo. Infischiandosene della completezza, omettendo particolari che servirebbero a far luce in maniera compiuta sull'argomento trattato. E allora, la rete, i social possono essere più utili?
Difficile dirlo, soprattutto quando il panorama è affollato da fake news di ogni tipo, quando i troll ideati quotidianamente dalle macchine della propaganda invadono ogni spazio e vengono condivisi e rilanciati, purchè contengano termini chiave, da persone che sono così convinte di aver acquisito una posizione. Anche in questo caso l'elenco delle sciocchezze pedestri è interminabile e serve soltanto a fomentare odio e qualunquismo.
Ecco perchè è fondamentale non tanto spegnere la tv o ignorare il web, ma accendere il cervello, a patto che ce ne sia uno pronto a recepire anche e soprattutto ciò che non gli garba.
E poco importa che abbiamo dovuto sorbirci anche la 'lezioncina' su opinione e conoscenza, esibita mentre eravamo, e siamo ancora, in attesa di indicazioni univoche, di termini meno ambigui ed ondivaghi. La pazienza ci venga in soccorso: ne abbiamo avuto tanta, ne serve altra per non sclerare di brutto. Meglio: per non continuare a farlo.
