Annullare il sequestro per l'assenza dei presupposti: ad iniziare da quello dell'attualità – i fatti vanno, secondo la difesa, fino al 2015-, lo stesso che aveva determinato il no agli arresti domiciliari proposti per l'indagato.
E' l'obiettivo al quale punta il ricorso al Riesame presentato dagli avvocati Antonio Leone e Camillo Cancellario – questa mattina la discussione, nelle prossime ore la decisione del Tribunale- contro il sequestro preventivo di un appartamento, un conto corrente ed un libretto postale con le relative giacenze, per un valore di oltre 428mila euro, ordinato dal gip Gelsomina Palmieri su richiesta del sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro, a carico dell'avvocato Antonio Caroscio, 76 anni, di Benevento.
Il provvedimento era stato eseguito lo scorso 11 dicembre nei confronti del professionista, chiamato in causa come presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente morale San Filippo Neri dal gennaio del 2008 al novembre del 2017, quando, su richiesta del sindaco Mastella, aveva rassegnato le dimissioni, al pari dei membri del Cda. Una condizione, quella di non ricoprire più l'incarico, che aveva ovviamente pesato, nella decisione del giudice, sul versante delle esigenze cautelari.
Per Caroscio una ipotesi di peculato, contestata in relazione alla gestione economico finanziaria dell'Ente. Nel mirino dell'indagine della guardia di finanza, in particolare, l'uso dei 2 milioni di euro – un finanziamento regionale – versati nel 2007 da Palazzo Mosti al 'San Filippo Neri' per l'acquisto di una parte del complesso San Vittorino.
Si tratta di una vicenda sulla quale negli anni scorsi avevano puntato l'attenzione i consiglieri Mario Zoino, all’epoca presidente della commissione Patrimonio, Luigi De Nigris, Nazzareno Orlando e Luigi Trusio, al centro di un'attività investigativa corroborata da una consulenza curata dalla dottoressa Stefania Viscione e sfociata, tre anni fa, nella perquisizione subita dal legale, che nell'occasione aveva ribadito la correttezza dei suoi comportamenti.
Di diverso avviso la Procura, che ritiene che Caroscio si sia appropriato della somma di 428mila euro “attraverso prelievi per contanti e/o bonifici bancari giustificati per saldare prestazioni di servizi e costi fittizi o comunque non inerenti le attività svolte dal San Filippo Neri”, rappresentato dal'avvocato Luca Russo.
In una nota il procuratore Aldo Policastro aveva ricordato i “lavori di ristrutturazione e manutenzione asseritamente svolti da tre imprese edili del beneventano, risultati mai effettivamente realizzati in quanto non contabilizzati dalle citate ditte e di cui non risultano versati i saldi nei relativi conti aziendali, imprese - tra l’altro - senza competenze specifiche in ambito edilizio, alcune delle quali - peraltro - prive di automezzi ed operai. Emblematico, al riguardo, il caso di alcune parti dello stabile, quali ad esempio il giardino interno, che ricorrono più di una volta nelle fatture fittizie per ristrutturazione e manutenzione, risultate invece fatiscenti e vetuste”.
E ancora: “L'elargizione di una somma di denaro pari 113.000 euro in favore di un dipendente dell’Ente, a titolo di compenso per una transazione relativa ad una vertenza lavorativa con il medesimo, somma di cui non vi è traccia nei documenti ufficiali, non transitata affatto sul conto corrente dell’interessato ed erogata in assenza di qualsivoglia giustificazione documentale; i costi non pertinenti alla gestione dell’Ente, sottesi ad acquisti di tipologie di merce assolutamente non pertinenti rispetto alla scuola materna in seno all’Ente, o comunque acquistati in periodi di chiusura della scuola”.
Infine, “segnalata la sottrazione di somme afferenti a rette scolastiche pagate dalle famiglie per la frequentazione dei bambini della scuola materna in seno all’Ente, non inserite nei consuntivi e non versate nei conti bancari”.
AGGIORNAMENTO
Respinto dal Riesame il ricorso contro il sequestro dei beni, che dunque resta confermato, a carico dell'avvocato Antonio Caroscio
