Omicidio Parrella, condanna definitiva per Silvio Sparandeo

Delitto preterintenzionale nel 2017, 14 anni e 8 mesi al 31enne di Benevento

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Benevento.  

Confermata dalla Cassazione la sentenza con la quale nel febbraio del 2020 la Corte di appello aveva ridotto da 16 anni a 14 anni e 8 mesi la condanna decisa dal giudice Francesca Telaro, con rito abbreviato, il 19 ottobre del 2018, per Silvio Sparandeo (avvocato Dario Vannetiello), 31 anni, di Benevento, riconosciuto responsabile dell'omicidio volontario di Antonio Parrella, 32 anni, morto al Rummo il 27 luglio del 2017 per le conseguenze delle botte subite, la sera precedente, durante una festa di compleanno in un ristorante alle porte della città.

Per Sparandeo era stato anche disposto il risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, alle parti civili, rappresentate dagli avvocati Angelo Leone e Grazia Luongo, e il pagamento di una provvisionale di 40mila euro, immediatamente esecutiva, in favore delle stesse.

Si tratta di un delitto al centro di un'indagine curata dalla Squadra mobile e sfociata, il 10 aprile del 2018, nell'arresto di Sparandeo. A suo carico un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, confermata dal Riesame, adottata dal gip Flavio Cusani, che, a differenza del Pm, aveva però qualificato l'omicidio come preterintenzionale.

Silvio Sparandeo – questo il ragionamento del dottore Cusani - non aveva l'intenzione di uccidere Antonio Parrella, un “amico con il quale aveva scherzato per l'intera giornata, con il quale non esistevano motivi di tensione, conflitto o contrasto”. Picchiandolo, voleva dargli una lezione, “per aver rovinato il clima di festa proprio al taglio della torta”. La sua “ebbra e smodata euforia” era stata tollerata fino a quando il 32enne aveva “ecceduto, venendo per due volte alle mani con il cantante, Michele Meoli”.

In occasione del secondo litigio, accaduto sulla terrazza dove doveva essere servita la torta, Corrado Sparandeo, innervosito dal comportamento di Parrella, gli aveva assestato due schiaffi al volto. Antonio Parrella era poi fuggito, inseguito da Silvio Sparandeo. Era caduto lungo le scale, si era rialzato ed aveva continuato la sua corsa verso il parcheggio. Anche Silvio Sparandeo era finito a terra, sulla ghiaia dell'area di sosta, ma si era rimesso in piedi, scivolando, glutei a terra, lungo la pendenza di un terrapieno, e raggiungendo Parrella, che a sua volta era caduto per le seconda volta a causa del dislivello dell'ultima parte della scarpata, restando faccia a terra. Erano le 21.00.58: l'orario - sfalsato in avanti di circa 18 minuti rispetto a quello reale -della telecamera. Da quel momento erano trascorsi 1 minuto e 56 secondi, scanditi dall'aggressione. Durata, aveva scritto il Gip, non diversi minuti, ma 13 secondi.
Quelli nei quali Silvio Sparandeo prima aveva girato il corpo di Parrella, poi lo aveva colpito con tre pugni al viso. Lo avevano bloccato, infine gli aveva assestato un calcio tanto forte da spostare di qualche centimetro, Parrella, dalla sua posizione. Poi, al pari di un'altra persona, aveva gettato dell'acqua in faccia al 32enne ed era andato via, “resosi conto ben presto del danno fisico procurato”, dopo essersi assicurato che fosse stata chiamata un'autoambulanza.