Sette rinvii a giudizio e due patteggiamenti. Li ha stabiliti il giudice Gelsomina Palmieri – erano le 13.40 quando ha letto la decisione – per le nove persone coinvolte nell'inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Patrizia Rosa e condotta dalla guardia di finanza, sulla Cassa di mutualità di Morcone. Si tratta di presidente, amministratore, membri del Cda, presidente del collegio sindacale e sindaci.
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Non è stata un’udienza preliminare come le altre. A vivacizzarla ha provveduto un colpo di scena arrivato al termine degli interventi degli ultimi difensori (gli avvocati Roberto Prozzo, Marcello D’Auria e Antonio Barbieri), quando uno degli imputati che aveva chiesto il patteggiamento – Pasquale Rinaldi (3 anni e 10 mesi) - ha rilasciato spontanee dichiarazioni. Dopo essersi “scusato per i danni subiti da tante persone”, Rinaldi è partito all’attacco delle diverse valutazioni fatte dalla Procura. Sottolineando che, a differenza di quanto accaduto per Meola e Parlapiano, solo per la sua posizione il Pm non aveva detto sì ad una pena inferiore ai 3 anni. Ha definito “ingiusto il trattamento favorevole ottenuto da Meola solo sulla scorta di affermazioni fatte durante un interrogatorio”, di stampo accusatorio “nei suoi confronti e di Parlapiano”. Con quest’ultimo che una decina di giorni fa aveva incassato il consenso della Procura per un patteggiamento ad una pena, appunto, al di sotto dei 3 anni. “Abbiamo tutti le stesse imputazioni, non capisco perché debba essere io l’unico figlio di un dio minore”, ha continuato Rinaldi, che, assistito dall’avvocato Domenico Russo, ha quindi revocato il suo consenso ad un patteggiamento a 3 anni e 10 mesi, chiedendone un altro alle stesse condizioni proposte per Parlapiano. Una richiesta sulla quale avrebbe dovuto esprimersi il pm d’udienza, Donatella Palumbo, che, in assenza della collega titolare del procedimento, attualmente in ferie, ha chiesto, non potendo valutare su due piedi i ruoli e le singole contestazioni, di poterne discutere con il Procuratore Maddalena. Una pausa di una ventina di minuti, poi il Pm ha affermato la sua contrarietà alla possibilità che Rinaldi revocasse la prima istanza di patteggiamento. E quando il giudice Palmieri si è detta di parere contrario (“E’ possibile fino a quando l’accordo non vienne ratificato in sentenza”), non ha dato il suo parere favorevole alla nuova richiesta di patteggiamento dell’imputato. A seguire, la camera di consiglio conclusa con i sette rinvii a giudizio e l’accettazione dei due patteggiamenti.
In vita da vent'anni, con un pacchetto di circa 900 soci, la Cammo, società cooperativa a responsabilità limitata, era stata posta in liquidazione coatta amministrativa il 16 novembre del 2011 con un provvedimento del Ministero dello Sviluppo economico e la nomina del dottore Antonio Tozzi come commissario liquidatore, e poi dichiarata in stato di insolvenza dal Tribunale di Benevento nell'aprile del 2012. La Cassa di mutualità di Morcone era rimbalzata all’onore delle cronache nel dicembre del 2010, quando la guardia di finanza aveva eseguito un decreto di sequestro firmato dal gip Sergio Pezza.
Il sequestro, relativo anche a beni e quote sociali, era scattato in un'inchiesta, avviata da tempo e corredata anche da una consulenza affidata al dottore Fabrizio Russo, puntata su presunte irregolarità nella gestione dell'istituto finanziario, peraltro destinatario anche di un'ispezione della Banca d'Italia. Oltre a disporre i sigilli, il giudice aveva anche nominato un custode giudiziario: il dottore Massimo Zeno, affiancato dall'avvocato Roberto Prozzo nelle attività di liquidazione. A gennaio 2011, poi, il sequestro era stato annullato dal Riesame. Dieci le persone chiamate inizialmente in causa, archiviata la posizione di Alessandro Meola, 41 anni, presidente del Cda dal 29 giugno 2010 al 18 febbraio 2011, al quale era contestato un episodio di bancarotta fraudolenta per distrazione.
Le accuse, a vario titolo, nei confronti degli imputati: associazione per delinquere, esercizio abusivo dell'attività bancaria,false comunicazioni sociali, falso in bilancio, bancarotta patrimoniale fraudolenta, bancarotta fraudolenta per distrazione e documentale, bancarotta preferenziale.
Oltre ai legali ricordati, sono impegnati nella difesa gli avvocati avvocati Andrea De Longis junior e Francesco Del Basso. A rappresentare le parti civili, gli avvocati Angelo Leone, Carmen Esposito, Giuseppe Bosco, Stefano Pescatore, Felicita Delcogliano, Nazzareno Lanni, Riccardo Venditti, Giuseppino Costanzo, Dionisio Lombardi, Antonietta Fortunato e Massimiliano Toma.
Enzo Spiezia
