Treni e auto sono ripartiti con destinazioni quasi sempre lontane; carichi di energie che se ne vanno, in cerca di una opportunità. Carichi di speranze, le stesse che nutrono i genitori quando, dopo averle strette, lasciano le mani dei loro figli, augurandosi che fuori ci sia un modo disponibile ad accoglierli. Impossibile, si dirà. La lotta è feroce e senza esclusione di colpi per chi sceglie, per ambizione o necessità, di salutare, per chi non ha santi in paradiso né una rete di protezione tessuta con il filo della raccomandazione.
E' triste pensare ai ragazzi che lasciano la loro terra, ma è giusto che vada cosi. Non per tutti, ovviamente; non per quelli bravi bravi che hanno ottenuto il posto di lavoro sotto casa e magari si lamentano perchè non trovano parcheggio, o rincasano provati dallo 'stress'. Sono una minoranza nei confronti della quale non bisogna provare alcuna invidia. Perchè vuoi mettere l'orgoglio e la soddisfazione di avercela fatta da soli, con il sudore della fronte e senza dover dire grazie per tutta la vita a chi ti ha facilitato la vita, con la caparbietà e le tenacia di chi desidera conquistarsi un posto al sole. Poi ci sono coloro che non hanno la fortuna e la possibilità di andare altrove e sono costretti ad 'accontentarsi' di ciò che passa il convento, ad accettare paghe da fame e condizioni inspportabili.
Mi viene im mente una frase attribuita ad Ennio Flaiano: “In Italia non è possibile fare una rivoluzione perché ci conosciamo tutti"). Non tutti, grazie al cielo.
