Di seguito l'intervento dell'avvocato Gino De Pietro sul referendum del 22 e 23 marzo 2026 dedicato alla separazione delle carriere dei magistrati.
Il giudice Flavio Cusani, autorevole ed esperto magistrato, credo ormai giunto al grado di presidente di sezione di cassazione, ha deciso di scrivere a Ottopagine una riflessione, per sottolineare le gravi conseguenze alle garanzie di libertà e uguaglianza dei cittadini derivanti da questa modifica costituzionale e i possibili pericoli in ordine all’esercizio sereno ed indipendente della giurisdizione da parte dei magistrati. Ha rivolto anche un’accorata allocuzione agli avvocati, invitandoli a ben riflettere sui temi del referendum e sui rischi che si annidano dietro una siffatta modifica degli equilibri costituzionali, dimostrando, così come ha fatto esercitando la sua funzione, considerazione del ruolo essenziale della difesa nel processo e rispetto per la categoria forense.
Poiché è prevalsa la narrazione, come si usa dire, secondo cui gli avvocati sarebbero compattamente schierati per il SI al referendum e tale conclusione è assecondata dalla posizione pubblica assunta, del tutto abusivamente, perfino dal presidente del consiglio nazionale forense, che è un organo istituzionale cui è affidato, tra l’altro, il giudizio disciplinare di secondo grado nei riguardi degli avvocati, ho sentito il bisogno e finanche il dovere, di esprimere la mia opinione di avvocato con molti anni di esercizio professionale, benchè, come si sa, non ricopra alcuna carica rappresentativa e sia, molto felicemente, “un libero pensatore”.
Senza aver avuto modo di svolgere alcuna formale consultazione, come del resto non è stata svolta da nessuna componente dell’articolata categoria forense, pur parlando a titolo personale, non reputo affatto di essere solo, come dimostrano gli interventi di tanti autorevoli avvocati. Vorrei, quindi, rassicurare non tanto e non solo il giudice Cusani, ma i cittadini e la magistratura in generale che, nonostante lo sforzo di far apparire la categoria forense schierata a senso unico a favore di questa modifica, la realtà è ben diversa.
Del resto gli avvocati, in generale, sono piuttosto critici verso iniziative unilaterali, autoreferenziali e non emerse da un confronto tematico, ma imposte a colpi di voti di maggioranza senza discussione. La dialettica razionale è la cifra tipica del procedere logico dei veri avvocati e tale metodo mostra le evidenti falle e i gravi difetti di questo testo.
Non è possibile, in un intervento di questo genere, trattare analiticamente il tema, per cui rinvio i lettori che ne avessero vaghezza, a leggere i vari interventi che ho fatto in argomento sulla mia pagina facebook o ad assistere ai prossimi incontri fissati a Benevento e in provincia dai comitati per il NO. Mi limito qui a qualche sintetico cenno.
La vera volontà del governo è stata espressa chiaramente da Giuseppina Lara Bartolozzi, capo di gabinetto di Nordio, quando ha detto che bisogna far fuori la magistratura che è un plotone d’esecuzione. Poiché, dopo aver proferito tali gravissime affermazioni, è ancora al suo posto, si deve concludere che esprime la volontà e l’opinione del governo.
Il testo, pur modificando 7 articoli sui 10 della sezione sull’ordinamento giurisdizionale, non avrà alcun effetto sull’efficienza della giustizia né sui diritti dei cittadini, come hanno ammesso Nordio, Bongiorno e Matone, magistrati, contrariamente a quanto asserito dalla presidente del consiglio, che non può vantare la stessa competenza.
Il CSM dei soli PM è pericoloso per le derive in ordine all’arbitrarietà nell’esercizio dell’azione penale cui potrebbe condurre e per l’autoferenzialità della categoria, per cui insorse nell’ottobre 2024 finanche l’unione nazionale camere penali, oggi dimentiche di tale presa di posizione.
L’alta corte disciplinare è un giudice speciale, la cui istituzione è vietata con norma di principio inderogabile dalla Costituzione; perdipiù le sue decisioni non sarebbero ricorribili in Cassazione, in violazione di altra norma di principio inderogabile della Costituzione.
I sorteggi ineguali sono un vero e proprio trucco mistificatorio; inoltre, la modifica presenta un vero e proprio strafalcione giuridico in quanto sottrae sospensioni, trasferimenti e destituzioni ai CSM senza affidarli all’alta corte, le cui decisioni sarebbero appellabili solo dinanzi a …se stessa! Un assurdo giuridico al quadrato, già evidenziato i più sedi e ammessa perfino, furi dai denti, dal sussiegoso Mantovano.
La sbandierata finalità della modifica di separare le carriere, è un gran polverone, visto che, in conseguenza delle precedenti riforme ordinarie, meno dello 0,40% di magistrati cambia funzione. E’ chiaro che il vero obiettivo è indebolire l’organo di autogoverno della magistratura, facendone uno spezzatino, le cui competenze saranno distribuite in tre organi diversi, nei quali la legittimazione della componente togata viene gravemente compromessa dal sorteggio tra tutti i magistrati, compresi quelli che un tempo venivano, dalla stessa parte politica, dispregiativamente appellati “giudici-ragazzini”, al fine di mettere la magistratura sotto il tacco del potere esecutivo, in barba al principio di divisione dei poteri, risalente alla gloriosa Rivoluzione Francese del 1789, che sfociò nella Costituzione, scritta da avvocati liberi e fieri.
La giustizia è un potere diffuso, la cui autonomia e indipendenza dall’esecutivo e la sua soggezione solo alla legge è l’unica vera garanzia per i cittadini di un giusto processo e di una giusta decisione.
Gli avvocati hanno la funzione di difendere i diritti dei cittadini e, quindi, hanno bisogno di una magistratura libera e indipendente perciò saranno consapevoli del loro dovere, direi della loro missione, di dire NO a questo attacco all’imparzialità e all’indipendenza del potere giudiziario, ancora di libertà e custode dei diritti di tutti.
