Due sequestri nel giro di di due anni e mezzo, oltre quattro anni e mezzo di amministrazione giudiziaria. E' la storia dell'impianto di rifiuti di Airola da ieri teatro di un incendio che continua a suscitare molta preoccupazione. Si annuncia lungo il lavoro dei vigili del fuoco, impegnati a soffocare ogni piccolo focolaio sempre possibile in quell'ammasso di immondizia dal quale si è alzata una inquietante colonna di fumo nero che ha ammorbato l'aria e costretto coloro che abitano da quelle parti, e non solo,a chiudersi in casa.
Si tratta di un impianto di trattamento rifiuti urbani e speciali non pericolosi sequestrato nell'aprile 2024, gestito dalla Eco Energy srl, una società, con sede ad Airola, che dal gennaio 2022 è in amministrazione giudiziaria – è affidata ad una commercialista - per un altro sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Benevento per l’ipotesi di reato di riciclaggio a carico dell'amministratrice, a processo con altre tre persone per il secondo troncone di una inchiesta sulle vicende della Ecologia Falzarano.
Il sequestro di aprile 2024, operato prima di iniziativa dai carabinieri del Noe di Napoli, poi, dopo la convalida, sulla scorta di un decreto adottato dal Gip su richiesta della Procura, era scattato per “più violazioni di natura penale, che vanno dall’illecita gestione di rifiuti allo scarico abusivo, nonché varie violazioni alle prescrizioni contenute nell’atto autorizzativo”, aveva sostenuto in una nota la Procura.
In particolare, dal sopralluogo, aveva spiegato l'ufficio inquirente, sarebbe emerso che “ingenti quantitativi di rifiuti, di varia natura, erano stoccati, in totale difformità al layout aziendale, sia all’interno del capannone di circa 5.000 mq. che nelle pertinenze esterne in aree non destinate a tale scopo, di fatto, in alcuni casi, impedendo anche la viabilità interna e comunque, date le altezze dei cumuli...”.
Da allora sono state diverse le operazioni di rimozione dei rifiuti, ma l'obiettivo, quello della completa bonifica dell'area, è rimasto comunque distante, anche alla luce delle difficoltà legate all'attuazione di un contratto di fitto di un ramo d'azienda con una multinazionale che avrebbe dovuto occuparsi della soluzione del problema. Che ora è esploso in tutta la sua drammaticità, racchiusa in quella nube nera che fa paura.
