"Quello che sta bruciando ad Airola non è un sito qualunque. È l’impianto Ecoenergy, già sottoposto a sequestro preventivo nell’aprile 2024 dal NOE di Napoli, su ordine della Procura di Benevento. All’interno, secondo l’ispezione ARPAC, venivano stoccati rifiuti in quantità 70 volte superiori al limite consentito, spesso ammassati direttamente sul terreno nudo, senza alcuna protezione. Parliamo quindi di un sito che le autorità sapevano essere fuori controllo da oltre un anno". Inizia così la nota emanata dalla segretaria provinciale di Dimensione Bandecchi che poi ha proseguito: "La domanda vera non è chi ha appiccato il fuoco, su questo indagheranno gli inquirenti, e non escludono nemmeno la matrice dolosa. La domanda è un’altra. Perché un sito sequestrato, con rifiuti pericolosi accumulati e non messi in sicurezza, è rimasto per mesi una bomba a orologeria in mezzo alla Valle Caudina? L’impianto era sotto amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Benevento. ARPAC aveva già certificato le irregolarità. La Regione Campania era competente sui controlli ambientali del sito. Dov’erano, nel frattempo? Chi ha verificato che la custodia giudiziaria includesse anche la messa in sicurezza dei rifiuti, e non solo il blocco formale dell’attività? La Prefettura era stata informata del rischio rappresentato da questo sito? Se sì, cosa è stato fatto? Se no, perché no? Non servono solo pompieri oggi. Serve che qualcuno risponda, con nome e cognome, di chi doveva controllare e non lo ha fatto. E serve che questa storia non finisca dimenticata tra un mese".
Incendio Airola, Dimensione Bandecchi: "Il sito era una bomba a orologeria"
"L'impianto era già sottoposto a sequestro preventivo. Perché non è stato messo in sicurezza?"
Airola.
