Conzo: "Nel Sannio un tasso di fallimenti anomalo"

Il procuratore aggiunto: "Più indagini e misure patrimoniali, ma manca il personale amministrativo

Benevento.  

Alle spalle i tantissimi riconoscimenti ottenuti in carriera. Sulla scrivania una foto di Falcone e Borsellino; poco più in là, su un tavolino, il libro di Ernesto Olivero “Per una chiesa scalza”, un testo sul maxi processo alla mafia venticinque anni dopo e la terribile copertina sulla strage di Capaci. Il passato come lezione da non dimenticare, un presente che non ammette indugi.

Nella stanza di Giovanni Conzo si corre a mille all'ora. Alla fine di luglio si è insediato come procuratore aggiunto di Benevento, da alcuni giorni è alla guida dell'ufficio inquirente, in attesa del successore di Giuseppe Maddalena. Fuori c'è un territorio sul quale “vigilare” – esordisce –, abitato da “persone perbene e sane nella stragrande maggioranza dei casi, e proprio per questo più soggetto a infiltrazioni della criminalità organizzata, sempre a caccia di aree vergini nelle quali fare affari o imporre il pizzo”.

Lui la camorra l'ha combattuta dalla frontiera della Dda: “Abbiamo azzerato il clan dei casalesi, è una bellissima soddisfazione sapere che quelle zone hanno finalmente ricominciato a respirare...”. Ora il Sannio con la sua specificità, con la necessità – aggiunge – di togliere ossigeno “ a coloro che vivono con i proventi dei delitti: di tutti i delitti, a cominciare dalla corruzione, che è un'emergenza nazionale, e da quelli contro la pubblica amministrazione”.

La ricetta: più misure e indagini patrimoniali, più sequestri e confische. Con un'attenzione particolare riservata “all'innalzamento dei tassi di fallimento che reputo anomalo per questa realtà, sproporzionato rispetto al tessuto economico”.  

Enzo Spiezia