Malori al S. Marco, "non integri i sigilli del locale caldaia"

Intossicazione da monossido per alcuni studenti, il perito dinanzi al gip

Benevento.  

Ha mostrato una foto a supporto delle sue conclusioni. “I sigilli del locale caldaia, apposti durante il sequestro, non erano integri, e quando ne ho chiesto il motivo alla proprietaria dell'immobile, ha sostenuto che erano stati i vigili del fuoco a rimuoverli in occasione del secondo accesso alla struttura”. Parola dell'ingegnere Giovanni Scrima, curatore della perizia sull'impianto di riscaldamento del cinema San Marco che il gip Maria Ilaria Romano gli ha affidato nell'incidente probatorio fissato nell'indagine sui malori, provocati dal monossido di carbonio, accusati lo scorso 20 gennaio da numerosi studenti che stavano prendendo parte ad un convegno del Festival filosofico del Sannio.

Comparso dinanzi al giudice, Scrima ha affrontato le domande del sostituto procuratore Francesca Saccone, che ha sostituito la collega Nicoletta Giammarino, impegnata contemporaneamente nella discussione di un processo, della difesa (gli avvocati Dario Vannetiello e Giusida Sanseverino, che assistono la già ricordata proprietaria dello stabile, sequestrato, indagata per lesioni colpose) e, soprattutto, degli avvocati Vincenzo Regardi, Roberto Pulcino, Alessandro Della Ratta, Pierluigi Pugliese e Pietro Farina, che rappresentano i ragazzi. Dalle risposte è emerso è che il contatore del gas non era stato sigillato e che all'epoca dei fatti il consumo non era stato annotato. Il perito ha spiegato che la caldaia, quando era stata accesa, era perfettamente funzionante, ipotizzando che la diffusione del monossido di carbonio nella sala possa essere avvenuta in due modi: o per la mancata espulsione dalla canna fumaria, ostruita, e la conseguente ricerca d una via di fuga del gas, oppure per l'aspirazione dall'esterno, attraverso una presa d'aria, dovuta a condizioni di vento. (continua a leggere sull'App di Ottopagine)

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