Sei colpi di pistola. L'hanno centrata prevalentemente al lato sinistro e posteriormente. Uno è rimasto incluso all'altezza della zona inguinale. E'stata ammazzata così, Esther, la 36enne nigeriana, che tirava avanti facendo la vita, rinvenuta lo scorso 14 giugno in un terreno, poco distante dal parco archeologico di Cellarulo, che costeggia un binario da tempo non funzionante e, più in là, oltre una cancellata, la linea ferroviaria. Il dato, che sarà ulteriormente precisato, è emerso dall'autopsia che la professoressa Irene Riezzo, di Foggia, ha eseguito nella tarda mattinata dopo aver ricevuto l'incarico dal sostituto procuratore Iolanda Gaudino. Lei e il Procuratore reggente Giovanni Conzo dirigono l'indagine che la prima sezione della Squadra mobile sta conducendo sull'omicidio di una donna che ogni giorno raggiungeva Benevento, in treno, da Castelvolturno, dove abitava con un figlio ed un convivente di diversa nazionalità.
Un caso non semplice, un puzzle da comporre attraverso un'attività investigativa supportata anche dai rilievi della Scientifica, a caccia di impronte. Non solo sugli indumenti, le scarpe e la custodia di un telefonino rinvenuti nel corso del sopralluogo, quando erano stati repertati sei bossoli ed un proiettile inesploso, tutti calibro 9x21, ma anche sul cellulare – un Akai azzurro con due slot e una sola sim card – spuntato durante i lavori di pulizia che quattro operai avevano effettuato, sabato, nell'area circostante il punto in cui giaceva il cadavere della malcapitata. Dopo averle sparato, probabilmente in un'auto, l'assassino l'aveva lasciatà lì, provando a nasconderla con della paglia sistemata sul volto. Un modus operandi ritenuto grossolano, seguito dal lancio del telefonino, planato nell'erba, alta, dopo una volo di una decina di metri.
Chi ha ucciso, e perchè, Esther? Un'ipotesi rimanda ad un gesto compiuto nel mondo che bazzicava: per scelta, per costrizione?. Punita da qualcuno ai cui occhi doveva averla evidentemente combinata grossa? Sconfinata la letteratura, tantissime le storie che raccontano, anche per via giudiziaria, lo sfruttamento della prostituzione, soprattutto di matrice straniera, i regolamenti di conti e gli epiloghi macchiati dal sangue. Ma c'è anche un'altra pista che non va trascurata: conduce all'individuazione delle eventuali frequentazioni, dei rapporti di conoscenza e di consuetudine che Esther potrebbe aver stretto in città, nella platea di quanti la incontravano, magari anche con regolarità. E' possibile che tra loro ci sia colui che ha fatto fuoco, bersagliandola, mortalmente, sei volte?
Esp
