Ha definito fuori dalla realtà la ricostruzione dei fatti prospettata dagli inquirenti. Escludendo qualsiasi responsabilità nelle vicende per le quali da lunedì è in carcere. Angelo Mancini lo ha fatto nelle due ore abbondanti in cui è rimasto al cospetto del gip Flavio Cusani, che ne aveva ordinato l'arresto in un'indagine del Procuratore reggente Giovanni Conzo, del sostituto Nicoletta Giammarino e dei carabinieri su alcune gare che sarebbero state pilotate in cambio di presunte tangenti del 7%.
Difeso dall'avvocato Vincenzo Regardi, che ha chiesto l'attenuazione della misura cautelare alla luce della sospensione del suo assistito dalle funzioni di dirigente del Comune di Benevento - scattata dopo il deposito del provvedimento restrittivo, a Palazzo Mosti, da parte della moglie -, che fa venir meno il pericolo sia dell'inquinamento delle prove, sia della reiterazione del reato, Mancini ha respinto ogni accusa. A cominciare da quella di aver intascato mazzette e di aver utilizzato un endoscopio per spiare le offerte delle ditte custodite nelle buste, senza aprile. Un'attrezzatura che ha sostenuto di aver visto per la prima volta nelle immagini televisive, negando sia di averla avuta a disposizione, sia di averla consegnata al cugino, Angelo Collarile, nella cui abitazione i militari l'avevano rinvenuta e sequestrata un anno fa. Oltre a ripercorrere le tappe degli appalti finiti nel mirino, per quattro dei quali il dottore Cusani aveva ravvisato i gravi indizi di colpevolezza, l'indagato ha offerto una serie di elementi e di particolari che ora andranno, ovviamente, verificati.
Quanto all'endoscopio –il dato che ha maggiormente colpito, attraverso la rappresentazione mediatica, l'opinione pubblica -, Mancini si è anche chiesto come possa essere possibile adoperarlo per guardare all'interno delle buste, senza danneggiarle, che contengono non uno ma più fogli. Ha inoltre sottolineato di essersi occupato all'epoca, come coordinatore dei progetti, di più gare del Piu Europa, non soltanto di quelle al centro dell'inchiesta, e di avere rapporti di conoscenza, oltre che con Collarile, suo parente e anche debitore di svariate migliaia di euro, con Carapella e gli altri imprenditori coinvolti. Che, ha aggiunto, avrebbe dunque potuto contattare direttamente, se avesse voluto farlo, senza un'intermediazione multipla come quella ipotizzata.
Gli interrogatori proseguiranno domani e venerdì, quando sarà la volta degli atri destinatari dell'ordinanza. Otto titolari di imprese sono agli arresti domiciliari: Angelo Collarile, 44 anni, Fioravante Carapella, 54 anni, di Benevento, Giuseppe Pancione, 56 anni, di San Martino Valle Caudina, Guido Mastantuono, 50 anni, di Montecalvo Irpino, Pellegrino Parrella, 54 anni, di Roccabscerana, Antonio D'Addona, 52 anni, di Montecalvo Irpino, Mario Siciliano, 52 anni, e Pietro Ciardiello, 68 anni, di Benevento. Per un altro - Angelo Pilla, 55 anni, di Benevento - è stato invece disposto l'obbligo di firma. Lavoro per gli gli avvocati Roberto Prozzo, Nino Lombardi, Nunzio Gagliotti, Luigi Giuliano, Dario Vannetiello, Raffaele Scarinzi, Alessio Lazazzera, Antonello Aucelli, Vincenzo Fiume e Federico Paolucci.
Esp
